Google alza la posta nella corsa agli agenti AI. L’8 ottobre 2026 Google Cloud ha presentato Gemini agent, un sistema pensato non soltanto per rispondere alle domande, ma per ricevere un obiettivo e portare avanti il lavoro attraverso applicazioni, documenti e strumenti aziendali.
È questo il passaggio più importante dell’annuncio: dal chatbot che suggerisce cosa fare a un agente che può pianificare i passaggi, utilizzare gli strumenti autorizzati e coordinare altri agenti specializzati. Una direzione su cui si stanno muovendo tutte le grandi aziende dell’intelligenza artificiale, ma che Google prova a legare direttamente al proprio ecosistema di produttività. Il tema degli agenti è già centrale anche nel confronto tra OpenAI e Anthropic sulla responsabilità degli agenti AI.
- Gemini agent può gestire attività articolate e usare strumenti esterni.
- Può creare e coordinare sub-agent per suddividere il lavoro.
- Google prevede integrazioni con gli strumenti usati quotidianamente dalle aziende.
- L’agente può scegliere tra modelli Gemini e Claude di Anthropic.
- Non tutte le funzioni annunciate vanno interpretate come già disponibili per ogni utente.
Gemini agent: cosa cambia davvero
Secondo Google Cloud, Gemini agent può rispondere a domande, lavorare sulle informazioni aziendali, creare immagini e contenuti multimediali, oltre a scrivere ed eseguire codice. Ma il punto non è la somma delle singole funzioni. È la possibilità di concatenarle all’interno dello stesso incarico.
Un’attività complessa può quindi essere scomposta in più passaggi: cercare informazioni, elaborarle, produrre un documento, intervenire su altri strumenti e mantenere il contesto durante il lavoro. Google parla inoltre di esecuzione persistente nel cloud, utile per attività che non devono interrompersi quando l’utente chiude il computer.
Sub-agent e collaboratori AI: il lavoro può durare ore o giorni
Gemini agent può creare e coordinare sub-agent specializzati. In pratica, l’agente principale può distribuire parti diverse dello stesso incarico a sistemi dedicati e poi ricomporre il risultato.
Google descrive anche una prospettiva più ambiziosa: collaboratori AI con identità e risorse dedicate, capaci di partecipare a processi di lavoro continuativi. È qui che la distinzione tra assistente e agente diventa concreta. Un assistente propone; un agente, entro i permessi concessi, può intervenire sugli strumenti necessari per completare il compito.
Google apre a Claude di Anthropic
È probabilmente il dettaglio più sorprendente dell’annuncio. Google afferma che Gemini agent può scegliere dinamicamente tra la famiglia Gemini e Claude di Anthropic, con la prospettiva di supportare in futuro altri modelli proprietari e aperti.
Per un cliente aziendale significa, almeno nell’architettura descritta da Google, non dover legare ogni attività a un unico modello. Il sistema può selezionare quello più adatto in funzione del compito, delle prestazioni e degli altri parametri previsti dalla piattaforma.
Gmail, Drive, Docs e gli strumenti di lavoro
La strategia punta direttamente agli ambienti in cui le persone lavorano. Google descrive Gemini agent come un sistema capace di mantenere il contesto tra web, desktop, dispositivi mobili e strumenti di produttività, con integrazioni nell’ecosistema Workspace e nei servizi utilizzati dalle aziende.
Questo rende centrali sicurezza e autorizzazioni. Più un agente può compiere azioni, maggiore deve essere il controllo su identità, accessi, policy e costi. Google insiste infatti su governance, ambienti isolati e limiti operativi: elementi molto meno visibili di una demo, ma decisivi nell’uso reale.
Non significa che tutto sia disponibile da oggi per tutti
Qui serve prudenza. L’annuncio dell’8 ottobre descrive l’architettura e le capacità di Gemini agent, ma non va tradotto automaticamente in una disponibilità universale e immediata di ogni funzione. Distribuzione, accesso, piani supportati e condizioni economiche possono dipendere dalla singola funzionalità e dal tipo di cliente.
È una distinzione importante anche sul piano giornalistico: Google ha mostrato una direzione molto precisa, ma la verifica decisiva arriverà con l’utilizzo quotidiano nelle aziende, dove contano affidabilità, permessi, costi e capacità di completare realmente i processi senza moltiplicare gli errori.
Perché questa mossa conta nella corsa all’AI
La competizione non riguarda più soltanto quale modello risponde meglio a una domanda. La nuova frontiera è chi riesce a trasformare i modelli in sistemi capaci di lavorare: usare strumenti, mantenere il contesto, delegare attività e completare processi.
Google parte con un vantaggio evidente: controlla già una parte importante degli strumenti di produttività usati da aziende e professionisti. Ma l’apertura a Claude mostra anche qualcosa di diverso. Nella fase degli agenti, il valore potrebbe spostarsi dal singolo modello all’orchestrazione: scegliere il modello giusto, dargli gli strumenti giusti e controllare ciò che può fare. È lo stesso terreno competitivo che abbiamo analizzato nel confronto tra GPT-6 e Claude Opus 5.5.
Confermato: Google ha annunciato Gemini agent e la possibilità di utilizzare modelli Gemini e Claude.
Da verificare sul campo: disponibilità delle singole funzioni per ciascun piano, prezzi effettivi, limiti operativi e prestazioni nei flussi di lavoro reali.
Fonti verificate
Per questo articolo abbiamo utilizzato come riferimento l’annuncio ufficiale di Google Cloud dell’8 ottobre 2026. Le capacità indicate come future o dipendenti dalla distribuzione non sono presentate come già disponibili universalmente.
