Guerra in Iran: la diretta
Stati Uniti, Israele e Iran, lo Stretto di Hormuz, il Libano e il Mar Rosso. Ogni aggiornamento della nostra edizione quotidiana sulla guerra, in ordine di tempo, con il grado di verifica di ciascun fatto.
LiveStretto di Hormuz · traffico navale
Le navi nello Stretto, adesso
Da qui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Ogni icona è una nave reale che trasmette la sua posizione: tocca la mappa per attivarla, poi una nave per vederne nome, bandiera, rotta e velocità.
I fronti
Aggiornamenti degli ultimi 7 giorni per fronte. Tocca un fronte per filtrare la diretta.
Oggi · 2 Novembre
Petrolio, ADNOC: quasi un miliardo di barili prelevati dalle scorte mondiali dopo la crisi di Hormuz
Il direttore generale della compagnia petrolifera emiratina ADNOC, Sultan Al Jaber, ha dichiarato al convegno ADIPEC di Abu Dhabi che le interruzioni dei traffici nello Stretto di Hormuz hanno portato a prelevare quasi un miliardo di barili dalle scorte globali di petrolio. Secondo le cifre presentate dal dirigente e riportate da Reuters, in alcune aree le riserve di gasolio sono ai minimi stagionali da 35 anni e il deficit di forniture di gas naturale liquefatto raggiunge 600 miliardi di piedi cubi.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. sono valutazioni comunicate dal vertice di ADNOC, non una nuova stima indipendente certificata delle scorte mondiali. Reuters riferisce che il Brent si aggira sui 110 dollari al barile; prezzi e disponibilità possono variare rapidamente.
Dietro la notizia. la crisi non riguarda soltanto quanto petrolio si produce, ma quanto combustibile resta disponibile per compensare le interruzioni. Secondo Al Jaber, trasporto e logistica pesano ormai per il 30% sul costo di un barile, contro il 5% precedente alla guerra. Il dato mostra perché anche un miglioramento diplomatico non cancellerebbe subito gli extracosti accumulati lungo le rotte.
Per l’Italia e l’Europa la vulnerabilità si trasferisce ai prezzi del gasolio, alla logistica industriale e alle importazioni di GNL. La richiesta di aumentare depositi strategici e capacità di raffinazione vicina ai consumatori riflette una sfida di sicurezza energetica che va oltre il prezzo quotidiano del greggio.
Arabia Saudita, UKMTO: nave cisterna colpita da due proiettili nel Golfo
Una nave cisterna in navigazione verso sud-est nel Golfo Persico è stata colpita sul lato sinistro da due proiettili non identificati, secondo una segnalazione ricevuta dal centro britannico per la sicurezza marittima UKMTO. L'avviso n. 192 colloca l'incidente a 72 miglia nautiche a est di Ras al-Khafji, in Arabia Saudita. Tutti i membri dell'equipaggio risultano contabilizzati e non è stato segnalato alcun impatto ambientale. La notizia è stata riportata anche da Reuters.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. non sono noti il nome della nave, i responsabili, la natura dei proiettili e l'entità degli eventuali danni. UKMTO invita le altre imbarcazioni a procedere con cautela mentre le autorità indagano. Nessuna attribuzione all'Iran o ad altri soggetti è stata confermata.
Dietro la notizia. il punto segnalato si trova a est delle coste saudite, fuori dallo Stretto di Hormuz. La nuova segnalazione mostra che i rischi per gli armatori non si limitano allo Stretto, mentre la guerra con l'Iran e i negoziati in Qatar mantengono alta l'attenzione sulla sicurezza delle rotte del Golfo.
Per Italia ed Europa, che dipendono dalle importazioni energetiche marittime, il rischio riguarda soprattutto assicurazioni, tempi di navigazione e costi di trasporto. Non vi sono ancora elementi per collegare questo singolo episodio a un cambiamento dei prezzi del greggio.
Iran, terzo giorno di colloqui in Qatar: nessun accordo ancora raggiunto
Reuters riferisce che negoziatori iraniani e mediatori del Qatar hanno proseguito domenica a Doha i colloqui per cercare un'intesa sulla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha confermato che le consultazioni continuano, senza annunciare una decisione definitiva. Tra le ipotesi discusse figura una riapertura dello Stretto di Hormuz legata a un eventuale accordo.
Aggiornamento ore 10:46: Reuters riferisce che i negoziatori iraniani hanno lasciato Doha domenica e che, secondo un funzionario informato sui colloqui, circola una bozza di proposta per un'intesa con gli Stati Uniti; un nuovo incontro resta possibile. Il portavoce iraniano Esmaeil Baghaei ha ribadito che Teheran condiziona la riapertura sicura di Hormuz alla fine del blocco navale statunitense e alla considerazione delle proprie richieste. Non è stato raggiunto alcun accordo definitivo.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. Non è stata annunciata un'intesa conclusiva; tempi, condizioni e garanzie per una riapertura dello Stretto restano oggetto di trattativa.
Dietro la notizia. Hormuz è un passaggio strategico per le forniture energetiche internazionali. Un accordo credibile ridurrebbe l'incertezza su trasporti e petrolio, con effetti potenziali anche sui costi energetici per imprese e famiglie europee.
Il negoziato si svolge a ridosso delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Le dichiarazioni delle parti non equivalgono a un cessate il fuoco formalizzato.
Ieri · 1 Novembre
Borsa del Qatar +4,6% mentre i mercati del Golfo arretrano per i timori sull’Iran
L’indice azionario del Qatar ha guadagnato il 4,6% nella seduta di domenica, registrando il maggiore rialzo percentuale intraday in oltre otto anni, secondo Reuters, che ha pubblicato il resoconto alle 14:04 italiane. La Borsa saudita ha invece ceduto lo 0,8%. A Doha Qatar National Bank è salita del 3% e Industries Qatar del 7,9%. Gli investitori continuano a valutare il rischio di nuove operazioni militari statunitensi contro l’Iran dopo le elezioni americane del 3 novembre.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. il 4,6% è il movimento riportato da Reuters per la seduta, descritto dall’agenzia come rialzo intraday; non rappresenta una previsione delle prossime giornate. I negoziati con l’Iran non hanno ancora prodotto un’intesa annunciata.
Dietro la notizia. la divergenza tra Doha e Riad segnala che i mercati non prezzano allo stesso modo il rischio regionale. In Qatar ha pesato la strategia di QatarEnergy di assicurarsi forniture di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti e da altri produttori, così da proteggere gli scambi qualora lo Stretto di Hormuz venisse interrotto.
Per l’Italia e l’Europa il punto è la resilienza della catena del GNL: gli acquisti alternativi possono attenuare il rischio commerciale per un singolo esportatore, ma non eliminano la vulnerabilità delle rotte marittime né garantiscono prezzi stabili ai clienti europei.
Qatar, Nakilat riferisce che la metaniera Al Mayeda è stata colpita nel Golfo
La società qatariota di trasporto del gas Nakilat ha comunicato che la metaniera Al Mayeda è stata colpita da oggetti non identificati mentre navigava nel Golfo la sera di venerdì 30 ottobre. L'annuncio è stato diffuso oggi attraverso la Borsa del Qatar e riportato dall'agenzia AFP. Secondo la società, nessun componente dell'equipaggio è rimasto ferito e non risultano conseguenze per l'ambiente. La nave si trova in condizioni di sicurezza e può continuare a operare.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. non è stato accertato che cosa abbia colpito la nave né chi sia responsabile dell'incidente. Nakilat sta valutando gli eventuali danni e mantiene i contatti con l'equipaggio e con le autorità regionali per la sicurezza marittima.
Dietro la notizia. l'episodio riguarda una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto, non una petroliera. È una distinzione importante: l'insicurezza nel Golfo minaccia anche la catena delle forniture di gas, mentre Qatar e altri mediatori cercano di riportare Stati Uniti e Iran al tavolo negoziale.
La sicurezza dell'equipaggio è la prima buona notizia. Resta però aperta una domanda decisiva per armatori e importatori: quali garanzie possono proteggere le rotte energetiche se perfino un vettore qatariota segnala di essere stato colpito?
Trump sull’Iran: nessuna fretta per un accordo, attenzione a Pickaxe Mountain
Donald Trump ha dichiarato che Teheran vuole raggiungere un accordo, ma Washington non intende accelerare i negoziati. Secondo quanto riferito da Bloomberg e ripreso da ANSA alle 01:21 italiane, il presidente ha affermato che restano «uno o due siti» di cui occuparsi, citando Pickaxe Mountain. Non ha precisato quali iniziative intenda adottare.
Aggiornamento ore 13:50: secondo Reuters, negoziatori iraniani sono a Doha per il terzo giorno consecutivo di colloqui con i mediatori qatarioti. Una fonte informata dei negoziati riferisce che l’obiettivo è arrivare a un’intesa per porre fine alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Non è stato annunciato alcun accordo. Le trattative proseguono mentre resta aperta l’ipotesi di nuove azioni militari statunitensi dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. si tratta di dichiarazioni del presidente statunitense, non dell’annuncio di un accordo né della conferma di nuove operazioni militari.
Dietro la notizia. Il riferimento a un sito specifico, accostato alla disponibilità iraniana a trattare, lascia aperta la pressione americana anche mentre si discute di diplomazia. Il margine tra negoziato e minaccia resta quindi un elemento centrale della crisi.
Per l’Italia e l’Europa, il rischio è che l’incertezza sulla sicurezza regionale continui a pesare sulle rotte energetiche e sui costi assicurativi dei trasporti, anche senza una nuova escalation confermata.
G20 ad Atlanta senza accordo: Ucraina e Iran dividono i ministri
Il vertice dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta si è concluso sabato senza un comunicato congiunto. Secondo Associated Press, le divergenze sulla guerra in Ucraina, sull'Iran e sulle rotte commerciali hanno impedito una posizione comune. È stata diffusa soltanto una dichiarazione della presidenza.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. La dichiarazione non equivale a un'intesa sulle crisi affrontate; il prossimo vertice dei leader resta un appuntamento separato.
Dietro la notizia. L'assenza di un testo condiviso segnala quanto sia difficile trasformare le priorità comuni su energia e commercio in decisioni operative. La presenza del ministro russo Lavrov ha accentuato le divisioni con le delegazioni europee.
Per l'Europa, il nodo non è soltanto diplomatico: senza regole condivise sulle rotte e sulle forniture, le imprese restano esposte a costi e rischi geopolitici.
sabato 31 Ottobre
Iran, Khamenei ordina una risposta «senza limiti geografici» a nuovi raid Usa
La Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, ha ordinato alle forze armate di rispondere a eventuali nuovi attacchi statunitensi «in modo immediato, incisivo e senza restrizioni geografiche». Lo riferisce Sky TG24, che cita il quotidiano governativo Tehran Times. Durante un incontro con gli alti comandi militari, Khamenei avrebbe anche chiesto di aggiornare l'elenco degli obiettivi, perché tutti i beni del «nemico statunitense-sionista» rientrino nel raggio d'azione delle forze armate. In mattinata Sky TG24 aveva rilanciato un'indiscrezione di Axios: secondo una fonte americana, Trump sarebbe più incline a ordinare un'operazione militare se i repubblicani perdessero le elezioni di metà mandato del 3 novembre.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. l'ordine è noto solo attraverso i media di Teheran; non sono stati diffusi né il testo integrale né la data dell'incontro. Non è chiaro quali obiettivi siano stati aggiunti all'elenco.
Dietro la notizia. «senza restrizioni geografiche» è un avvertimento rivolto prima di tutto alle basi americane nel Golfo e in Europa, e ai Paesi che le ospitano. È il modo con cui Teheran prova ad alzare il costo politico di un attacco proprio mentre i mediatori del Qatar cercano di portare una delegazione Usa a Doha.
Per l'Italia il messaggio non è astratto: le basi di Sigonella, Aviano e Napoli fanno parte del dispositivo americano nel Mediterraneo. Se la minaccia sia una leva negoziale o un piano reale si capirà dopo il 3 novembre, quando Trump dovrà scegliere fra il tavolo di Doha e una nuova offensiva.
Qeshm, Teheran denuncia un drone contro due pescherecci: due marinai dispersi
Due pescherecci sarebbero stati colpiti da un drone al largo dell'isola iraniana di Qeshm, nel Golfo Persico. Due pescatori risultano dispersi. Reuters riferisce che la televisione statale iraniana IRIB, citando un funzionario della provincia di Hormozgan, attribuisce l'attacco agli Stati Uniti e segnala un ferito. L'agenzia iraniana Fars, vicina ai Pasdaran, parla invece di due feriti e colloca l'incidente circa 14 miglia nautiche a sud dell'isola.
Come la raccontanoReutersRegno Unitoriferisce il racconto della televisione iraniana IRIB, che parla di due dispersi e di un ferito nei pressi di Qeshm.
Al JazeeraQatarsegue la vicenda nella diretta sulla guerra e riporta la notizia di un drone contro due pescherecci e di due persone disperse.
Iran InternationalRegno Unitoriprende il resoconto di Fars, che indica due feriti, due dispersi e il tratto di mare a sud dell'isola.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. non è accertato chi abbia lanciato il drone, né sono note le condizioni dei dispersi. Il bilancio dei feriti differisce tra i due resoconti iraniani. Le ricerche in mare sarebbero ancora in corso.
Dietro la notizia. se confermato, l'attacco porterebbe il rischio della guerra fin sulle barche da pesca. Qeshm si trova all'ingresso dello Stretto di Hormuz, dove il traffico commerciale è già esposto a mine, droni e incidenti. Per chi vive del mare, la minaccia non riguarda soltanto le grandi petroliere.
La segnalazione arriva mentre Qatar e Pakistan cercano una via diplomatica tra Teheran e Washington. Anche un episodio con responsabilità ancora sconosciute può accrescere la paura tra gli equipaggi civili.
Hormuz, i Pasdaran rivendicano quattro petroliere in fiamme. Trump: la guerra finirà presto
Le Guardie della rivoluzione iraniane sostengono che quattro petroliere hanno preso fuoco nello Stretto di Hormuz mentre viaggiavano su rotte «non autorizzate», riporta Al Jazeera. Secondo Euronews, giovedì i Pasdaran avevano parlato di tre navi colpite da mine, mentre la marina regolare segnalava un quarto incendio. La marina dell'Oman ha evacuato 25 marinai da un mercantile panamense in fiamme al largo del Musandam. Venerdì Trump ha detto a una radio di Kansas City che la guerra finirà «presto».
Aggiornamento ore 16:50: I negoziatori iraniani hanno incontrato oggi a Doha i mediatori del Qatar, dopo oltre dodici ore di colloqui venerdì a Teheran. Una fonte informata sui negoziati ha riferito a Reuters che Doha mantiene contatti regolari con Washington. Il Qatar ha proposto un percorso di sette giorni con misure progressive di fiducia prima di un negoziato più ampio, ma Teheran lo giudica insufficiente. La controproposta iraniana chiede la fine del blocco dei porti, lo sblocco dei beni congelati e l'approvazione di una rotta marittima sostenuta dall'Iran prima della riapertura dello Stretto di Hormuz. Non è stato annunciato alcun accordo né un incontro diretto tra Stati Uniti e Iran.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. non è chiaro se le navi indicate venerdì siano nuove o già conteggiate, né chi abbia colpito il mercantile soccorso dall'Oman. Il Centcom afferma che le rotte principali sono sgombre da mine. Mediatori del Qatar sono tornati a Teheran con una proposta rivista.
Dietro la notizia. Teheran usa lo Stretto come leva negoziale. Rivendicare navi in fiamme su rotte «non autorizzate» significa dire agli armatori che il passaggio dipende dall'Iran, non dalla marina americana. È lo stesso messaggio che arriva nelle bollette europee.
Le parole di Trump restano ambigue: «presto» può voler dire un accordo o un nuovo attacco. Secondo Axios, citata da Euronews, Washington e Israele valutano raid estesi dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. La finestra per la mediazione del Qatar è quindi di pochi giorni.
Manama, l'Egitto avverte: una nuova escalation con l'Iran sarebbe più distruttiva
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha avvertito, al vertice sulla sicurezza IISS Manama Dialogue in Bahrein, che una nuova escalation della guerra tra Stati Uniti e Iran sarebbe più pericolosa e distruttiva della precedente, riferisce Reuters. Il ministro ha chiesto di trarre una lezione dai mesi di guerra e dal fallimento di una tregua duratura, senza indicare una via d'uscita.
Come la raccontanoReutersRegno Unitoriporta direttamente le parole di Abdelatty a Manama e ricorda che il compromesso di giugno non ha portato né una tregua duratura né la normale navigazione a Hormuz.
Arab NewsArabia Sauditarilancia la notizia dando il massimo rilievo all'allarme egiziano su una seconda escalation.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. l'intervento non annuncia né un nuovo attacco né un accordo. I mediatori del Qatar sono tornati venerdì a Teheran, ma restano divergenze sulla sequenza dei negoziati: Washington vuole affrontare subito il dossier nucleare, mentre l'Iran chiede prima la fine del blocco dei suoi porti e delle sanzioni sulle esportazioni petrolifere. Non c'è ancora una data per nuovi colloqui diretti.
Dietro la notizia. il Cairo teme che un'altra offensiva trasformi la crisi tra Washington e Teheran in un conflitto ancora più largo. L'Egitto partecipa ai contatti regionali con Arabia Saudita, Pakistan e Turchia: non parla quindi da osservatore, ma da Paese coinvolto nel tentativo di impedire un'altra guerra.
Il nodo resta Hormuz. Senza un'intesa sul blocco navale e sulla riapertura del traffico, l'allarme egiziano non basta a ridurre il rischio per i Paesi del Golfo, i trasporti marittimi e le economie che dipendono dalle importazioni di energia.
Manama, Londra annuncia difese aeree in Arabia Saudita contro droni e missili
Il Regno Unito sta impiegando personale e sistemi di difesa aerea in Arabia Saudita per proteggere il territorio da missili e droni, ha dichiarato il sottosegretario britannico per il Medio Oriente Stephen Doughty al vertice IISS Manama Dialogue in Bahrein. Lo riportano News of Bahrain e Iran International. Il ministro ha ricordato anche il sostegno alle difese di Bahrein e Kuwait e le missioni aeree britanniche su Qatar, Giordania ed Emirati durante gli attacchi iraniani.
Come la raccontanoNews of BahrainBahreinsegue l'intervento del ministro a Manama e distingue il sostegno britannico già fornito a Bahrein e Kuwait dall'impiego in corso con l'Arabia Saudita.
Iran InternationalRegno Unitomette in evidenza l'annuncio sulle difese britanniche in Arabia Saudita dopo i nuovi attacchi attribuiti agli Houthi.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. Doughty non ha precisato quanti militari e quanti apparati siano impiegati in Arabia Saudita, né in quali località. La collaborazione britannica si aggiunge alle difese saudite mentre gli attacchi attribuiti agli Houthi continuano a minacciare città, aeroporti e infrastrutture.
Dietro la notizia. Londra entra più visibilmente nella protezione dello spazio aereo saudita. È un modo per sostenere un alleato strategico senza annunciare nuove operazioni offensive contro l'Iran o lo Yemen.
Ogni nuovo sistema di difesa può ridurre il rischio per i civili, ma non elimina la vulnerabilità di aeroporti e impianti energetici a un conflitto che si allarga oltre Hormuz.
giovedì 29 Ottobre
Trump conferma il contatto di Vance con Teheran e lo lega alle forniture mediche
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto di avere approvato la richiesta del vicepresidente JD Vance di contattare l'Iran, motivandola con il «bisogno di aiuto per le forniture mediche» di Teheran. Lo riporta Al Jazeera, secondo cui Trump nega di avere incaricato Vance di riaprire i negoziati di pace. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma che il suo Paese resta «in contatto stretto e costante» con i mediatori sul piano in sette giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. i termini del piano iraniano su Hormuz non sono stati resi pubblici. L'identità dell'interlocutore iraniano di Vance e il contenuto del contatto non hanno conferme ufficiali.
Dietro la notizia. Trump ammette il contatto ma lo presenta come umanitario, non come trattativa. La distinzione gli consente di tenere aperto un canale con Teheran senza riconoscere un negoziato politico.
Per l'Iran, legare ogni apertura al piano su Hormuz significa mettere lo Stretto al centro di qualsiasi dialogo, anche di quello presentato come aiuto sanitario.
Arabia Saudita, la coalizione annuncia l'intercettazione di un missile degli Houthi
MONDO · MEDIO ORIENTE
Leggi nell’edizione del giorno
martedì 27 Ottobre
Vertice di Teheran, l'Iran: con sauditi, turchi e pakistani più cooperazione
Dopo l'incontro di lunedì a Teheran con il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman, il capo dell'esercito pachistano Asim Munir e il capo dell'intelligence turca Ibrahim Kalin, l'Iran ha detto che i partecipanti hanno concordato di continuare le discussioni per rafforzare la cooperazione tra i quattro Paesi, riferisce Al Jazeera citando l'agenzia Fars. La televisione di Stato iraniana ha parlato del primo incontro congiunto di questo livello, ospitato dal segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale Mohsen Rezaei.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. l'Arabia Saudita ha chiarito che la missione a Teheran serviva ad aprire canali negoziali per «evitare il ritorno dell'escalation militare». Un alto funzionario pakistano citato da Reuters ha detto che i colloqui hanno riguardato anche una possibile rete regionale di non aggressione, i negoziati tra Stati Uniti e Iran, gli attacchi Houthi, lo Stretto di Hormuz e il blocco statunitense dei porti iraniani. Un'altra fonte pakistana ha riferito che Asim Munir ha presentato a Teheran una proposta diplomatica, senza renderne pubblici i dettagli.
Dietro la notizia. il dato nuovo è che Riad non è rimasta in silenzio: ha presentato la missione come un canale per evitare una nuova escalation, mentre fonti pakistane parlano di un possibile meccanismo regionale di non aggressione. Non significa un'alleanza con Teheran, ma indica che Arabia Saudita, Pakistan e Turchia stanno cercando un canale di sicurezza regionale che includa anche il dossier Houthi e il negoziato tra Washington e Teheran.
Il tempismo conta. L'incontro arriva il giorno prima del voto in Israele, mentre Trump alterna minacce e aperture. Se il canale tra Teheran e il patto della Mecca regge, Washington si troverà a trattare con una regione che ha aperto una via di dialogo propria.
Aggiornata ora — 18:31: il Qatar, impegnato nella mediazione, ha chiesto all'Iran «buone intenzioni», la fine delle minacce verso i Paesi arabi del Golfo e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il messaggio mostra che il canale diplomatico resta aperto, ma che Doha considera ancora insufficienti le garanzie di Teheran.
lunedì 26 Ottobre
Riad riapre in parte l'aeroporto, gli Houthi: è un obiettivo militare
L'aeroporto internazionale King Khalid di Riad ha ripreso le operazioni domenica, dopo due settimane di chiusura seguite all'attacco rivendicato dagli Houthi del 10 ottobre, che ha ucciso 13 persone. Secondo Reuters sono tornati operativi il Terminal 1, per i voli interni, e il Terminal 2, per i voli internazionali delle compagnie nazionali. Il portavoce militare degli Houthi Yahya Saree ha avvertito compagnie, personale e viaggiatori di non usare lo scalo, definito «obiettivo militare», riferiscono Reuters e AFP.
Aggiornamento ore 11:00: gli Houthi hanno rivendicato un nuovo attacco contro l'aeroporto King Khalid e contro stazioni di pompaggio dell'oleodotto saudita East-West. Riad non ha confermato immediatamente che gli obiettivi siano stati colpiti. La coalizione a guida saudita afferma però di aver intercettato un missile diretto verso Riad e di aver distrutto lanciatori e depositi missilistici Houthi a Sanaa e in altre aree dello Yemen.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. secondo AFP non è chiaro quanto l'aeroporto sia davvero operativo; i dati di Flightradar24 citati da Reuters mostravano poco traffico. Le autorità saudite non hanno commentato le rivendicazioni Houthi di nuovi attacchi contro l'aeroporto e impianti petroliferi.
Dietro la notizia. riaprire lo scalo principale della capitale è una scelta politica prima che logistica. Riad deve mostrare a investitori e compagnie che il Paese resta aperto, mentre gli Houthi cercano l'effetto opposto: basta la minaccia per svuotare i voli e far salire i premi assicurativi.
La mossa saudita arriva mentre Trump oscilla tra un accordo con l'Iran e la ripresa degli attacchi. Gli Houthi colpiscono il Golfo dentro una crisi regionale che non si è mai chiusa, e l'Arabia Saudita, che non è parte diretta del conflitto, ne paga il prezzo più visibile. Un nuovo colpo andato a segno su un terminal riaperto sarebbe un danno di immagine molto più grande della chiusura.
Sauditi, turchi e pakistani a Teheran: primo vertice tra l'Iran e il patto della Mecca
Il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman, il capo delle forze armate pakistane Asim Munir e il capo dell'intelligence turca Ibrahim Kalin sono attesi oggi a Teheran per colloqui sulla sicurezza regionale con il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei. Lo ha annunciato il suo vice Ali Bagheri Kani, riferiscono Reuters e Al Jazeera. È il primo contatto ad alto livello tra l'Iran e tutti i Paesi del patto di difesa della Mecca, firmato ad agosto da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, da quando gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro il territorio saudita. Domenica Trump, alla domanda su un attacco all'Iran, aveva risposto: «No. Oggi non ci sarà un attacco», riporta CBS News.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. l'agenda non è stata resa pubblica e non è detto che il vertice produca un comunicato comune. Il viceministro saudita Rayed Krimly lo ha legato agli sforzi di de-escalation e alla mediazione di Qatar e Pakistan tra Washington e Teheran. Secondo i media iraniani citati da Reuters, la settimana scorsa i dirigenti iraniani hanno detto a Munir che non ci saranno trattative con gli Stati Uniti finché le richieste di Teheran non saranno accolte. Nella stessa giornata di domenica, in un'intervista a Fox News, Trump aveva detto di dover scegliere tra un accordo e «finirli».
Dietro la notizia. il paradosso è evidente. Il patto della Mecca prevede che un attacco a un membro sia un attacco a tutti, e l'Arabia Saudita è sotto il fuoco degli Houthi, alleati di Teheran. Eppure i tre Paesi vanno a parlare proprio con l'Iran. Riad punta a fermare i missili sul suo aeroporto passando da chi arma gli Houthi, più che dai bombardamenti nello Yemen.
Per Teheran è un'occasione di uscire dall'isolamento mentre resta sotto la minaccia di nuovi raid Usa e israeliani, alla vigilia del voto in Israele. Per Washington il segnale è scomodo: tre alleati, tra cui un membro della Nato come la Turchia, costruiscono un canale di sicurezza regionale con l'Iran senza gli Stati Uniti al tavolo. Il Pakistan, che fa da tramite con la Casa Bianca, è il Paese che ha più da guadagnare da questo ruolo.
domenica 25 Ottobre
Midterm, Obama scende in campo contro Trump: «Mai visto un presidente così abile a fare affari a vostre spese»
A dieci giorni dal voto del 3 novembre, Barack Obama ha tenuto i primi comizi per i democratici a Cleveland e Detroit. In Ohio ha sostenuto Sherrod Brown per il Senato e Amy Acton per il governo dello Stato, in Michigan Abdul El-Sayed, in corsa per il Senato contro il repubblicano Mike Rogers. Secondo Reuters e Al Jazeera, ha accusato Trump di corruzione e di aver avviato una «guerra inutile» con l'Iran, che ora avrebbe «potere di veto» sullo Stretto di Hormuz.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. la Casa Bianca non ha risposto subito. Il voto decide il controllo di un Congresso diviso di pochi seggi; la corsa in Michigan è descritta come molto incerta. La prossima settimana Obama sarà in Georgia con il senatore Jon Ossoff.
Dietro la notizia. Obama ha definito le elezioni di metà mandato un «interruttore» per frenare la presidenza. I democratici lo mandano negli Stati dove si decide il Senato, Ohio e Michigan, e non in quelli già sicuri: è il segnale che la partita si gioca su pochi collegi e sull'affluenza degli elettori delusi.
La scelta dei temi è precisa. Guerra con l'Iran e prezzi del petrolio toccano il portafoglio, la corruzione tocca il voto moderato: un sondaggio Reuters/Ipsos di agosto indicava che il 69% degli americani ritiene le decisioni del presidente influenzate dai suoi affari privati. Per Trump il rischio è perdere anche una sola Camera e passare gli ultimi due anni sotto inchiesta parlamentare.
Trump avverte l'Iran: attacco possibile già domenica, oppure un grande accordo
Donald Trump ha detto sabato ai giornalisti che gli Stati Uniti stanno valutando un nuovo attacco contro l'Iran, «forse domani». «Pensate davvero che vi dica se lo farò?», ha aggiunto, riferisce l'AFP. Il presidente ha lasciato aperta l'altra strada: «Vogliono fare un accordo, ma il problema è se lo rispetteranno». E ancora: «Forse dovrò finire il lavoro, o forse faranno un accordo. In ogni caso vinciamo». Da Teheran il presidente Masoud Pezeshkian, citato da Al Jazeera, accusa Washington del fallimento dell'intesa provvisoria ma chiede di tornare al tavolo e chiuderla.
Aggiornamento ore 19:20: Nessun attacco oggi. Alla domanda se avesse in programma un raid contro l'Iran, Trump ha prima detto che sarebbe sciocco annunciarlo, poi ha risposto: «No. Non ci sarà un attacco oggi», riferisce l'AP; la stessa dichiarazione è riportata da Al Jazeera. Da Teheran il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei, intervistato da un'emittente tedesca secondo i media di Stato, ha detto che i messaggi continuano a passare verso Washington attraverso intermediari, ma che la «resa completa» chiesta dagli Stati Uniti non è accettabile per nessun iraniano. Il presidente del Parlamento iraniano sostiene che gli Usa sono finiti in un «pantano» e devono trovare il modo di uscirne. Trump ha spostato la scadenza, non l'ha cancellata: il canale indiretto resta l'unica cosa che si muove.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. non c'è alcuna conferma di un'operazione imminente e Trump si è rifiutato di indicare tempi. Venerdì, in Florida, aveva già evocato «un'altra piccola Epic Fury», il nome della campagna militare iniziata il 28 febbraio. I Pasdaran, secondo l'agenzia Fars, minacciano una risposta «molte volte più grande» anche a un attacco limitato.
Dietro la notizia. Trump parla di guerra a nove giorni dal voto di midterm del 3 novembre, mentre lui stesso ha già votato in anticipo in Florida. Tenere aperte insieme la minaccia e l'offerta serve a due platee: agli elettori mostra un presidente che decide, a Teheran fa sapere che ogni giorno senza firma ha un costo. Il rischio è che la minaccia, ripetuta senza seguito, perda credibilità proprio quando dovrebbe pesare.
Per l'Iran la scelta è stretta. Accettare ora un accordo sotto la pressione di un ultimatum pubblico sarebbe una resa difficile da vendere in casa. Rifiutarlo espone il Paese a nuovi raid mentre gli Houthi, alleati di Teheran, hanno appena colpito il territorio saudita. È la combinazione che i mercati temono di più alla riapertura di lunedì: petrolio, Hormuz e Golfo sullo stesso tavolo.
Missili Houthi contro l'Arabia Saudita, detriti intercettati cadono alla Mecca e a Gedda
La Protezione civile saudita ha riferito che due missili balistici sono stati lanciati verso le regioni della Mecca e di Medina. Dopo l'intercettazione, parti dei missili sono cadute a Wadi Al-Mughammas, alla Mecca, mentre altri detriti sono caduti a Gedda, Taif e Rabigh. La coalizione a guida saudita afferma di aver distrutto due missili balistici diretti verso Yanbu e Taif. Il portavoce degli Houthi, Yahya Saree, rivendica attacchi contro l'aeroporto King Khalid di Riad, un impianto Aramco a Yanbu, la raffineria di Rabigh e l'oleodotto Est-Ovest. Gli Houthi negano di aver preso di mira la Mecca e Medina.
Aggiornamento ore 13:20: Nella notte un giornalista dell'AFP ha sentito tre esplosioni a Riad, mentre ai residenti arrivava l'allerta per una «minaccia aerea ostile». La coalizione a guida saudita afferma di aver distrutto un missile balistico diretto sulla capitale e due droni, e più tardi un missile da crociera diretto verso Khamis Mushait. L'aeroporto internazionale di Riad ha ripreso i voli dopo due settimane di chiusura. Il portavoce degli Houthi Yahya Saree lo definisce «non sicuro» e «un obiettivo militare» e invita compagnie e viaggiatori a evitarlo, riferiscono AFP e Sky TG24. Le fonti non riportano vittime.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. non è chiaro se qualche missile abbia colpito il bersaglio. Riad non ha commentato direttamente le rivendicazioni e nessuna delle fonti riporta vittime. Ad Aden, nello Yemen, il governo sostenuto dai sauditi parla di tre missili balistici contro siti della guardia costiera, due dei quali sul suo quartier generale.
Dietro la notizia. l'elenco dei bersagli rivendicati è il messaggio. Aeroporti, raffinerie e oleodotto Est-Ovest sono la rete che permette a Riad di esportare petrolio evitando Hormuz. Colpire lì vuol dire mettere in dubbio proprio la via di fuga su cui contano i mercati mentre la guerra all'Iran si allarga.
La smentita sulla Mecca non è un dettaglio. Per gli Houthi, che si presentano come difensori della causa islamica, i detriti sulla città santa sono un danno d'immagine. Per Riad sono un argomento da spendere con il mondo musulmano. Intanto la tregua del 2022 mediata dall'ONU è saltata, e il fronte yemenita torna a pesare sul prezzo del greggio di lunedì.
sabato 24 Ottobre
Gli Usa riducono il personale in quattro ambasciate per le minacce dell'Iran
Il Dipartimento di Stato riduce il personale nelle ambasciate in Giordania, Libano, Qatar ed Emirati, che restano aperte, riporta l'Associated Press. Pesa il memo del capo dell'intelligence Jay Clayton a Rubio: i piani letali iraniani contro cittadini americani sono "in fase avanzata", secondo CBS News.
Leggi nell’edizione del giorno
venerdì 23 Ottobre
Hormuz, l'Iran rivendica sette petroliere colpite. Trump: "colpi inventati per alzare il petrolio"
I Guardiani della rivoluzione iraniani affermano che sette petroliere sono state colpite e danneggiate nello Stretto di Hormuz: quattro avrebbero preso fuoco durante il trasferimento di greggio, tre sarebbero rimaste ferme dopo aver urtato delle mine. Per i Pasdaran è il bilancio giornaliero più pesante dall'inizio della guerra, il 28 febbraio. Lo riporta Al Jazeera, che precisa che le affermazioni non sono verificabili in modo indipendente. Il comando centrale americano definisce errata la versione sulle mine e sostiene che lo stretto resta aperto, con il 95 per cento delle navi in transito. Trump, sul suo social, accusa Teheran di "inventare colpi falsi, mine e tutto il resto" per far salire il prezzo del petrolio prima delle elezioni di metà mandato. Il Brent ha superato i 110 dollari al barile.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. non ci sono dati su vittime, bandiere e armatori delle navi. Le due versioni, iraniana e americana, sono opposte e nessuna è stata confermata da fonti indipendenti. I Pasdaran minacciano di colpire le basi Usa nella regione se Washington continuerà a scortare le petroliere.
Dietro la notizia. la guerra a Hormuz è anche una guerra di comunicazione. A Teheran conviene mostrare che lo stretto è insicuro: ogni petroliera ferma pesa sui prezzi e sulle bollette occidentali. A Washington conviene sostenere il contrario, perché il carburante caro è un problema politico a pochi giorni dal voto americano.
La frase di Trump rivela il punto debole della Casa Bianca. Accusare l'Iran di manipolare il mercato significa ammettere che il prezzo del greggio può decidere qualche seggio. Chi ci guadagna, intanto, sono i produttori fuori dal Golfo. Chi ci perde sono i Paesi importatori, Italia compresa, già alle prese con la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio.
Petrolio ancora sopra i 112 dollari dopo gli attacchi Houthi in Arabia Saudita
Il Brent resta sopra i 112 dollari al barile nelle prime contrattazioni asiatiche, dopo il forte rialzo della seduta precedente. Alle 00:30 GMT era indicato a 112,96 dollari, mentre il WTI scendeva leggermente a 98,12 dollari.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Dietro la notizia. il prezzo non sta salendo perché il petrolio sia già sparito dal mercato, ma perché gli operatori temono che possa succedere. In una fase geopolitica così tesa, basta un problema serio alle rotte o alle infrastrutture del Golfo per cambiare rapidamente le quotazioni.
giovedì 22 Ottobre
Arabia Saudita, attacco all'aeroporto di Dammam: un morto. Washington richiama il personale non essenziale
L'Autorità generale per l'aviazione civile saudita ha annunciato un morto, indicato come un residente, e otto feriti portati in ospedale dopo un attacco contro l'aeroporto internazionale Re Fahd di Dammam, nell'est del Paese. Lo riporta ANSA, che cita AFP. Poche ore prima, secondo l'Associated Press, il Dipartimento di Stato aveva ordinato la partenza del personale non essenziale dell'ambasciata a Riad e dei consolati, insieme ai familiari dei dipendenti governativi. Nel nuovo avviso di viaggio Washington scrive che gli Houthi hanno colpito aeroporti civili e infrastrutture critiche e che le ostilità potrebbero allargarsi rapidamente.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. le autorità saudite non hanno indicato chi abbia compiuto l'attacco di Dammam né con quali mezzi. Non sono noti i danni allo scalo né gli effetti sui voli. Il bilancio è provvisorio.
Dietro la notizia. Dammam è la porta della Provincia orientale, il cuore petrolifero del Regno. Colpire lì, dopo Riad e Abha, sposta la pressione dalla capitale al sistema energetico. E rende più difficile per Riad sostenere che la crisi sia sotto controllo, a pochi giorni dal rinvio della Future Investment Initiative.
La decisione americana pesa più del singolo attacco. Un ordered departure è un segnale che le compagnie, gli investitori e gli altri governi leggono come una valutazione del rischio da parte dell'alleato principale di Riad. Londra manda i Typhoon, Parigi difese aeree: l'Occidente protegge il Regno, ma intanto riduce la propria presenza civile. Cosa non viene detto è quanto a lungo l'ombrello aereo potrà reggere una campagna che dura da settimane.
mercoledì 21 Ottobre
Arabia Saudita, rinviata la «Davos del deserto»: pesano gli attacchi Houthi sul Regno
La Future Investment Initiative, la conferenza finanziaria internazionale di Riad in programma dal 26 al 29 ottobre, è stata rinviata al prossimo anno. Lo riferisce Al Jazeera, che cita un comunicato pubblicato sul sito ufficiale dell'evento: la nuova data sarà annunciata «molto presto». La CEO della FII, Maha bint Mishari Al Saud, ha parlato di una decisione presa per «un profondo impegno» verso partner, relatori e delegati.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. il rinvio è confermato anche da Financial Times, Wall Street Journal e Arab News. Il messaggio ufficiale della FII ai partecipanti non attribuisce però la decisione alla sicurezza: parla della necessità di garantire alla decima edizione scala, qualità e impatto adeguati. FT e WSJ collegano invece il rinvio all'escalation degli attacchi Houthi e ai timori sulla sicurezza e sui viaggi verso Riad.
Dietro la notizia. la FII è una delle principali vetrine della trasformazione economica saudita. Il fatto certo è il rinvio al 2027; il nesso con la sicurezza non viene dichiarato dagli organizzatori, ma è indicato da più fonti internazionali nel contesto degli attacchi e delle crescenti preoccupazioni logistiche. Per Riad il rischio va oltre l'evento: una crisi prolungata può pesare sulla fiducia degli investitori e sull'immagine di stabilità che il Regno cerca di proiettare.
Gli Houthi ottengono un risultato politico senza colpire il centro congressi. Per l'Arabia Saudita il problema diventa la durata. Una guerra che costringe a svuotare uffici e cancellare eventi pesa sui capitali stranieri che Riad cerca da anni di attirare.
Iran, il Qatar: i negoziati con gli Usa continuano. Netanyahu: con Trump abbiamo discusso la fine del regime
I negoziati tra Iran e Stati Uniti proseguono, nonostante la tensione e i timori di una ripresa dei combattimenti. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, come riferisce Al Jazeera. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha però posto come condizione la fine di pressioni economiche, minacce e sanzioni: l'Iran, ha detto, «non si fida dell'America». Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che lui e Trump sono impegnati a completare l'eliminazione del regime iraniano e ne hanno parlato di recente.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. Reuters conferma che i contatti tra Iran e Stati Uniti restano aperti attraverso mediatori, pur in una fase di stallo e profonda sfiducia. Netanyahu ha inoltre dichiarato pubblicamente di avere discusso più volte con Donald Trump l'obiettivo israeliano di rovesciare il regime iraniano, anche domenica. Questo non significa che Trump abbia approvato quell'obiettivo: la posizione attribuita al presidente Usa va tenuta distinta dalle parole del premier israeliano. Nelle stesse ore il capo del Pentagono Pete Hegseth ha incontrato Netanyahu durante una visita non annunciata in Israele.
Dietro la notizia. due messaggi opposti nello stesso giorno. Doha tiene vivo il canale diplomatico, Netanyahu parla di cambio di regime. Per Teheran le parole del premier israeliano sono la prova che negoziare non mette al riparo da nuovi attacchi, ed è esattamente l'argomento usato da Pezeshkian.
Netanyahu parla anche agli elettori israeliani, in piena campagna. Mostrarsi allineato a Trump sull'Iran è un capitale politico. Il rischio è che la retorica restringa lo spazio dei mediatori proprio mentre il Golfo paga il prezzo della guerra.
martedì 20 Ottobre
Yemen, missili Houthi su un campo di reclute a Shabwa: almeno 53 morti e oltre 200 feriti
Tre missili balistici lanciati dagli Houthi hanno colpito lunedì un campo di addestramento delle forze governative yemenite nel governatorato di Shabwa, nel sud del Paese. Lo riferisce Al Jazeera. Le prime cifre fornite da fonti del governo e mediche parlavano di almeno 18 morti e più di 30 feriti. L'autorità locale di Shabwa ha poi aggiornato il bilancio a 53 morti e oltre 200 feriti, quasi tutti nuove reclute. Gli Houthi hanno rivendicato l'attacco.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. il bilancio è destinato a salire. Alcune testate italiane parlano già di 58 vittime, cifra che al momento non trova conferma nelle fonti verificate: qui usiamo il dato più prudente. Il portavoce militare Houthi Yahya Saree ha detto che ogni luogo con una presenza militare sostenuta da Riad è un obiettivo legittimo. Rashad al-Alimi, capo del Consiglio presidenziale, promette una «risposta ferma».
Dietro la notizia. colpire reclute durante un'esercitazione è un messaggio preciso. L'offensiva governativa sostenuta dall'Arabia Saudita punta fino a Sanaa e ha bisogno di uomini nuovi. Gli Houthi mostrano di poter colpire nelle retrovie, lontano dal fronte, dove i soldati dovrebbero essere al sicuro.
Per Riad il conto si alza. Le autorità saudite hanno inviato allerte ai residenti di Riyadh per una minaccia aerea. La guerra yemenita, che sembrava un fronte secondario rispetto all'Iran, sta tornando a toccare direttamente il territorio saudita.
Il Qatar avverte: lo shock energetico della guerra con l'Iran non ha ancora toccato il picco
Gli effetti della guerra con l'Iran sui mercati energetici mondiali non sono finiti. Lo ha detto lunedì al Global Security Forum di Doha lo sceicco Saoud bin Abdulrahman Al Thani, vicepremier e ministro di Stato per la Difesa del Qatar, come riferisce Al Jazeera. «Non abbiamo raggiunto il picco per quanto riguarda l'energia», ha detto, prevedendo altre ripercussioni «nei prossimi giorni e mesi». Il ministro ha respinto l'ipotesi di pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. gli impianti di Ras Laffan, colpiti dall'Iran a marzo, richiederanno anni di riparazioni. Il ministro ha ammesso che Doha fu colta di sorpresa da quell'attacco e ha detto di sperare che la mediazione di Qatar, Pakistan e Oman porti a un accordo.
Dietro la notizia. quando a dirlo è il Paese che esporta una quota decisiva del gas liquefatto mondiale, l'avvertimento pesa sulle bollette europee. Il gas del Golfo è una delle alternative su cui l'Europa ha puntato dopo la Russia: ogni mese di incertezza su Hormuz si traduce in prezzi più alti e scorte più care.
Il no ai pedaggi è anche una risposta politica a Teheran. Un sistema di tasse sul transito trasformerebbe lo Stretto in una leva permanente nelle mani dell'Iran. Doha tiene aperto il canale con il vicino, con cui condivide un giacimento di gas offshore, ma non vuole pagare per far passare le proprie navi.
lunedì 19 Ottobre
Yemen, governo e Houthi si combattono su più fronti: oltre 233 mila sfollati, Taiz isolata
I combattimenti tra le forze del governo yemenita sostenuto dall'Arabia Saudita e gli Houthi si sono intensificati su più fronti. Lo riferisce Al Jazeera. Un comando militare governativo ha annunciato otto soldati uccisi sul fronte di al-Maqatirah, nel governatorato di Lahij. Secondo l'Oim gli sfollati sono più di 233 mila, circa 121 mila nel governatorato di Taiz. L'Oms segnala che i 12 ospedali di Taiz hanno carburante per quattro giorni, senza materiale chirurgico, mentre si allarga un focolaio di colera.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. sull'elicottero saudita caduto a Najran le versioni divergono. Gli Houthi dicono di averlo abbattuto; il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, parla di un guasto tecnico e di due membri dell'equipaggio morti. I bilanci delle vittime sono forniti dalle parti in guerra.
Dietro la notizia. lo Yemen è il fronte meno raccontato della guerra con l'Iran, ma è quello dove Riad si gioca di più. L'operazione governativa punta fino a Sanaa: se fallisce, gli Houthi escono rafforzati e il Mar Rosso resta un corridoio a rischio, insieme a Hormuz.
A pagare sono i civili. Il colera è già arrivato nel campo profughi di Markazi, a Gibuti, dove sono fuggiti circa 3.800 yemeniti. Una crisi che sembrava locale sta superando il Golfo di Aden.
domenica 18 Ottobre
I pasdaran dichiarano chiuso lo Stretto di Hormuz: petroliere colpite e in fiamme
La Marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniani ha dichiarato lo Stretto di Hormuz «chiuso». Lo riferisce Al Jazeera, che segnala cinque petroliere colpite da venerdì. Secondo i pasdaran, ripresi da Adnkronos, una nave con oltre 2 milioni di barili di greggio ha urtato una mina ed è in fiamme: avrebbe tentato un passaggio «non autorizzato» con il supporto delle forze americane. L'agenzia britannica UKMTO segnala una petroliera colpita da un RPG lanciato da una piccola imbarcazione a 78 miglia nautiche a nordest di Al Jubayl, in Arabia Saudita, con danni ma senza conseguenze per l'equipaggio, e un'altra presa di mira da uomini armati al largo di Al Mukalla, in Yemen.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. la versione dei pasdaran sulla mina e sulla scorta americana non ha riscontri indipendenti. Il nome e la bandiera della superpetroliera non sono stati resi noti. Non risultano vittime. La coalizione guidata da Riad dice di aver abbattuto quattro droni su Riyadh e sulle province orientale e meridionale.
Dietro la notizia. dichiarare chiuso Hormuz è prima di tutto un messaggio agli armatori e agli assicuratori. Non serve affondare tutte le navi: basta rendere ogni passaggio un rischio che nessuno vuole coprire. Il traffico si ferma da solo.
Il conto arriva in Europa: ogni giorno di stretto bloccato pesa su carburanti e bollette. È lo stesso caro vita che in queste ore porta in piazza francesi e italiani: la guerra nel Golfo non resta nel Golfo.
sabato 17 Ottobre
Yemen, missili Houthi vicino alla pista dell'aeroporto di Aden
Due missili lanciati dagli Houthi sono caduti vicino alla pista dell'aeroporto internazionale di Aden. Lo afferma il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, in un resoconto di Al Jazeera e AFP. Secondo il ministro dell'Informazione Moammar al-Eryani, i missili sono caduti a 500 metri da un aereo in fase di decollo; passeggeri ed equipaggio sono illesi. È accaduto il giorno dopo l'attacco al palazzo presidenziale della città.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. gli Houthi sostengono di aver colpito il quartier generale delle forze saudite nel campo Badr di Aden e un deposito di armi. La coalizione guidata da Riad dice di aver intercettato un missile balistico diretto a Yanbu, due missili da crociera sul Mar Rosso e diversi droni. Le forze governative rivendicano oltre 430 combattenti Houthi «neutralizzati» a Marib in 24 ore: è un dato di parte, non verificato.
Dietro la notizia. colpire vicino a una pista con un aereo pronto al decollo significa portare la guerra sulle infrastrutture civili. Il messaggio è rivolto ai sauditi, ma anche alle compagnie e ai governi che usano Aden come porta d'accesso al sud del Paese.
Riad accusa Teheran di armare gli Houthi, l'Iran nega e si offre come mediatore. È lo stesso schema del Golfo: chi alimenta il conflitto si propone per spegnerlo. Intanto lo Yemen torna a essere un secondo fronte della crisi regionale, con rischi diretti per il traffico nel Mar Rosso.
giovedì 15 Ottobre
Houthi colpiscono il palazzo presidenziale di Aden: uccise due guardie
Gli Houthi hanno lanciato missili contro il complesso presidenziale al-Maashiq di Aden, sede del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall'Arabia Saudita. Due guardie di sicurezza sono state uccise, secondo funzionari governativi citati da Reuters.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. il primo ministro e i membri del governo presenti nel complesso sono rimasti illesi. Il ministro dell'Informazione Moammar al-Eryani ha riferito che contro il palazzo sono stati lanciati cinque missili. È il primo attacco al complesso presidenziale nell'attuale fase di escalation.
Dietro la notizia. il raid porta direttamente ad Aden il confronto tra Houthi e fronte sostenuto da Riad e allarga una crisi che nelle ultime settimane ha già coinvolto aeroporti, infrastrutture energetiche e rotte commerciali della regione.
mercoledì 14 Ottobre
martedì 13 Ottobre
Riad, l’aeroporto King Khalid resterà chiuso fino al 17 ottobre dopo i nuovi attacchi Houthi
L’aeroporto internazionale King Khalid di Riad resterà chiuso fino alle 21:00 GMT del 17 ottobre, secondo un Notice to Airmen citato da Reuters. La General Authority of Civil Aviation saudita (GACA) aveva già prorogato la sospensione delle operazioni per completare le verifiche sulla sicurezza delle infrastrutture e sulla piena prontezza operativa dello scalo.
Leggi nell’edizione del giorno
domenica 11 Ottobre
Stretto di Hormuz, petroliera colpita da un proiettile: incendio a bordo
UKMTO ha diffuso nella notte il Warning 162-26 su un incidente avvenuto alle 19:20 UTC del 10 ottobre nello Stretto di Hormuz. Il comandante di una petroliera in uscita ha riferito che la nave è stata colpita sul lato di babordo da un proiettile di origine sconosciuta, provocando un incendio a bordo. L’equipaggio risulta al sicuro.
Leggi nell’edizione del giornoDa sapere e dietro la notizia
Da sapere. al momento UKMTO non indica il nome della nave né l’origine del proiettile. Valutazione dei danni e possibile impatto ambientale restano sconosciuti mentre le autorità indagano.
Dietro la notizia. il punto non è solo l’incendio su una singola nave. Ogni nuovo attacco nello Stretto di Hormuz aumenta il rischio per assicurazioni, noli e trasporto dell’energia in uno dei passaggi marittimi più sensibili al mondo.
giovedì 8 Ottobre
Riyadh, escalation Houthi: aereo in fiamme e compagnie sospendono i voli
La situazione in Arabia Saudita si è aggravata nel corso della giornata. Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, hanno intensificato gli attacchi contro aeroporti e infrastrutture saudite. A Riyadh, dopo un attacco rivendicato contro il King Khalid International Airport, testimoni e immagini verificate da Reuters hanno mostrato fumo provenire da un aereo commerciale; l’incendio è stato poi spento.
Leggi nell’edizione del giorno
mercoledì 7 Ottobre
Stretto di Hormuz, record di attacchi alle petroliere: almeno 12 incidenti in una settimana
La pressione sulle rotte energetiche del Golfo continua ad aumentare. Secondo dati raccolti da Reuters presso tre fonti di sicurezza marittima, tra il 28 settembre e il 5 ottobre sono stati registrati almeno 12 attacchi, tentativi di attacco o episodi di pressione contro petroliere e navi che trasportano petrolio, GNL e GPL nell’area dello Stretto di Hormuz. È il numero più alto registrato in una singola settimana dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, il 28 febbraio.
Leggi nell’edizione del giorno
martedì 6 Ottobre
Iran, allarme per un possibile attacco con droni: gli USA spostano i bombardieri B-1 dal Regno Unito
Un presunto piano per colpire con droni la base britannica di RAF Fairford avrebbe spinto gli Stati Uniti a trasferire i bombardieri B-1 presenti nella struttura. La ricostruzione arriva da due funzionari statunitensi citati da Reuters.
Leggi nell’edizione del giorno
lunedì 28 Settembre
Iran-USA, lo stallo spinge il petrolio oltre il 3%
Il mercato del petrolio torna a sentire direttamente il peso della crisi tra Stati Uniti e Iran. Nella mattina europea il Brent guadagnava oltre il 3%, dopo il rifiuto da parte del presidente Donald Trump della proposta iraniana per arrivare a un accordo e riaprire pienamente lo Stretto di Hormuz.
Leggi nell’edizione del giorno
domenica 27 Settembre
Iran-USA, Teheran dice di essere pronta a nuovi attacchi ma insiste sulla diplomazia
Le forze armate iraniane sono pronte a reagire a eventuali nuovi attacchi degli Stati Uniti. Lo ha dichiarato oggi il portavoce dell’esercito iraniano Mohammad Akraminia, secondo quanto riportato dai media di Stato e da Reuters, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha detto di aver respinto una proposta iraniana per riaprire lo Stretto di Hormuz e fermare i combattimenti.
Leggi nell’edizione del giorno
mercoledì 23 Settembre
Trump all’Onu alza la pressione su Iran e Russia
Donald Trump ha usato il discorso all’Assemblea generale dell’Onu per ribadire una linea dura su diversi dossier internazionali. Ha chiesto a Vladimir Putin di fermare la guerra in Ucraina e ha minacciato conseguenze molto pesanti per l’Iran in assenza di un accordo, invitando altri Paesi ad aumentare l’isolamento economico di Teheran.
Leggi nell’edizione del giorno
martedì 22 Settembre
Stretto di Hormuz, il blocco navale Usa costa oltre 30 milioni al giorno
Il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz in funzione anti-Iran costa più di 30 milioni di dollari al giorno, secondo quanto riportato da RaiNews sulla base di Bloomberg. L’operazione sta aumentando la pressione sul bilancio della Marina americana, sugli equipaggi e sulla capacità operativa degli Stati Uniti mentre il conflitto continua ad avere ripercussioni sui mercati energetici.
Leggi nell’edizione del giornoEmissioni globali in calo nel 2026: pesa la crisi di Hormuz
Le emissioni globali di gas serra potrebbero diminuire dello 0,5% nel 2026, segnando la prima flessione dai tempi della pandemia. Secondo la ricostruzione pubblicata oggi da Repubblica, il calo sarebbe però legato soprattutto alla crisi dello Stretto di Hormuz, che ha ridotto l’utilizzo di petrolio e gas, e non a una trasformazione strutturale già consolidata.
Leggi nell’edizione del giorno
domenica 20 Settembre
Riad, missile Houthi intercettato: nuovi avvisi di sicurezza Usa
All’alba di sabato 19 settembre la coalizione a guida saudita ha riferito di avere intercettato un missile balistico lanciato dagli Houthi verso Riad. Il gruppo yemenita ha rivendicato attacchi contro obiettivi sensibili nella capitale e contro un impianto Aramco a Yanbu. Il Dipartimento di Stato e diverse ambasciate statunitensi hanno diffuso nuovi avvisi di sicurezza per i cittadini americani nella regione. Donald Trump ha anticipato il rientro da Camp David alla Casa Bianca; l’amministrazione non ha fornito una spiegazione ufficiale del cambio di programma né stabilito un collegamento diretto con l’escalation.
Leggi nell’edizione del giorno
Nessun aggiornamento recente su questo fronte.