- Ho cercato «costo scooter elettrico 2026»: Google risponde con un box AI costruito anche sulle informazioni del mio sito, prima di qualsiasi link.
- Con il riassunto AI in pagina si clicca un risultato nell’8% delle visite, contro il 15% senza. Solo l’1% clicca una fonte dentro il box.
- Google penalizza chi produce contenuti in massa per scalare la ricerca, poi riassume con l’AI il lavoro degli altri e lo mette sopra i loro link.
- La Commissione Europea indaga dal dicembre 2025 e ad aprile 2026 anche l’AGCOM le ha chiesto di valutare. Per me questo ha già un nome: furto.
Ho cercato una cosa che conosco bene
Questo è un furto. Lo dico subito, così sapete da che parte sto.
Ho un sito che si chiama mondoscooterelettrico.it. Parla di scooter elettrici: prezzi, modelli, incentivi, assicurazione. Ho cercato su Google una frase semplice, «costo scooter elettrico 2026». Volevo vedere dove finiva il mio lavoro.
È finito in cima alla pagina. Però non come link. Come risposta di Google.
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Quanto mi costa un articolo
Dietro quelle informazioni non c’è un bottone. Ci sono soldi e ore. Le spese le pago io, ogni mese, anche quando Google decide che il traffico non mi spetta.
Noi paghiamo l’hosting, la piattaforma, il tempo perso, le chiamate, i contatti con la gente. Poi arriva lui con i suoi bot e le sue macchine e si prende il nostro sacrificio.
Il sacrificio è nostro, il guadagno è suo. E il conto non lo vede nessuno, perché chi legge il box di Google non sa nemmeno che dietro c’era qualcuno al telefono.
I numeri dicono la stessa cosa
Potrebbe essere solo una mia impressione. Non lo è, e non lo dico io.
Il Pew Research Center ha analizzato la navigazione reale di 900 adulti americani. Quando Google mostra un riassunto AI, si clicca un risultato tradizionale nell’8% delle visite. Senza riassunto, nel 15%.
Il dato più duro è l’ultimo. Solo l’1% delle visite finisce con un clic su un link dentro il riassunto. Le fonti ci sono, ma fanno da decorazione.
Intanto Google incassa. Nel secondo trimestre 2026 la pubblicità gli ha portato 81,6 miliardi di dollari in tre mesi, e quella sulla sola ricerca 63,3 miliardi.
Le regole valgono per tutti, tranne uno
Google ha regole precise sullo spam. Se generi pagine in massa, con l’automazione o con l’AI, per scalare la ricerca senza dare valore, lo chiama «scaled content abuse». Ti penalizza. A volte ti fa sparire.
Chi lavora sul web queste regole le conosce bene. Le rispetta per paura.
Google dice anche che l’AI si può usare, se il contenuto serve davvero a chi legge. Giusto. Ma allora la regola vale anche per lui: un riassunto che toglie il clic a chi ha fatto il lavoro, a chi serve?
La domanda è semplice. Se riscrivere con l’AI i contenuti degli altri è spam quando lo faccio io, perché diventa un servizio quando lo fa Google?
Lui punisce chi copia, chi riscrive in massa con l’AI, chi ripubblica i feed RSS. Poi ruba peggio di loro, con più potenza e senza nessuno che lo penalizzi.
Il ricatto del bottone spento
Qualcuno risponderà: puoi dire a Google di non usare i tuoi contenuti. In teoria sì.
In pratica il blocco che Google offre per l’addestramento delle sue AI, Google-Extended, non vale per le AI Overviews. Per restarne fuori devi usare nosnippet o limitare gli snippet. La pagina resta indicizzata, è vero. Ma nei risultati compare senza anteprima, spoglia, accanto a concorrenti con testo e immagini. Chi la sceglie?
Altre aziende dell’intelligenza artificiale hanno firmato accordi di licenza con alcuni editori. Google, per i riassunti in cima alla ricerca, non ha bisogno di firmare niente. Ha già le chiavi di casa.
Bruxelles ha aperto il fascicolo
Non sono il solo a pensarla così. Gli editori europei si sono mossi, quelli italiani anche, e le autorità hanno risposto.
Ci sono voluti mesi solo per aprire il fascicolo. Una decisione, quando arriverà, troverà molti siti già chiusi.
La mia posizione
Non sono un giudice e non sono un avvocato. Se tutto questo sia illegale lo dirà la Commissione Europea, forse fra anni. Il mio limite lo dichiaro: parlo da editore piccolo, con un caso concreto, non con i dati interni di Google.
Prendere il lavoro degli altri, farlo riscrivere a una macchina e venderci la pubblicità intorno, per me, è un furto. Anche quando lo fa il motore di ricerca più grande del mondo.
Se i siti chiudono, chi scriverà le informazioni che l’AI di Google riassume? Il giorno che il web resterà vuoto, anche il box in cima alla pagina non avrà più niente da dire.
Se lavori con un sito e ti è successa la stessa cosa, raccontamelo. Voglio sapere se sono il solo a vedere il mio lavoro in vetrina con il nome di un altro.
- Cercando «costo scooter elettrico 2026», Google mostra un box AI con informazioni prese anche dal mio sito, prima di qualsiasi link.
- Con il riassunto AI i clic sui risultati scendono dal 15% all’8%. Sulle fonti dentro il box clicca l’1%.
- Google penalizza chi produce contenuti in massa per scalare la ricerca, ma riassume con l’AI i contenuti altrui e incassa 81,6 miliardi di pubblicità in un trimestre.
- La Commissione Europea indaga dal dicembre 2025 e l’AGCOM ha chiesto di valutare il caso anche secondo il Digital Services Act. Per me è già un furto.
Fonti verificate4
- Commissione Europea: indagine antitrust sull'uso dei contenuti online da parte di Google per l'AI (9 dicembre 2025) — ec.europa.eu
- Pew Research Center: clic sui link quando compare un riassunto AI (22 luglio 2025) — pewresearch.org
- Google Search Central: norme contro lo spam — developers.google.com
- Google Search Central: le funzionalità AI e il tuo sito — developers.google.com
Ultimo accesso alle fonti: 09 Ottobre 2026