Sport · 22 settembre 2026 — di Mohamed Bourbiza
Irlanda Israele non è più soltanto una partita di calcio. Heimir Hallgrímsson, commissario tecnico della Repubblica d’Irlanda, ha acceso il confronto alla vigilia delle due gare di Nations League contro Israele. Parlando delle gare, il tecnico islandese ha detto che nessuno nel gruppo si sente a proprio agio nel doverle disputare e ha usato una frase destinata a far discutere: «Non giochiamo con il genocidio, giochiamo contro il genocidio. Giochiamo contro Israele, non con Israele».
Le parole di Hallgrímsson si riferiscono alla guerra a Gaza e alle accuse di genocidio rivolte a Israele. Israele respinge queste accuse e sostiene che le proprie operazioni rispettino il diritto internazionale. La Federazione calcistica israeliana ha reagito duramente, accusando l’allenatore irlandese di «stupidità, ignoranza e ipocrisia».
Irlanda Israele, due partite lontano da Dublino
Irlanda e Israele si affronteranno il 27 settembre a Debrecen, in Ungheria, e il 4 ottobre a Bačka Topola, in Serbia. La seconda partita è formalmente casalinga per l’Irlanda, ma la Football Association of Ireland ha deciso di spostarla in campo neutro per ragioni operative e di sicurezza. La gara in Serbia sarà disputata a porte chiuse; inoltre la FAI ha comunicato che non faciliterà l’accesso dei tifosi irlandesi a nessuna delle due partite.
La federazione irlandese aveva già chiesto alla UEFA di evitare futuri accoppiamenti con Israele. La UEFA ha però difeso la propria politica, spiegando che richieste di questo tipo vengono valutate soprattutto sulla base di considerazioni di sicurezza e che Irlanda e Israele non sono Paesi direttamente in conflitto.
Hallgrímsson: nessuno di noi è a suo agio
Nei giorni scorsi Hallgrímsson aveva spiegato di aver parlato individualmente con i suoi calciatori e che nessuno di loro si sente a proprio agio all’idea di giocare queste partite. Nonostante questo, la nazionale irlandese ha deciso di presentarsi. Il tecnico ha indicato la volontà di mantenere unito il gruppo e di evitare le conseguenze sportive di una mancata partecipazione.
Parallelamente, oltre 160 sportivi irlandesi hanno firmato una lettera aperta promossa da Irish Sport for Palestine, chiedendo alla nazionale di boicottare i due incontri. Tra i firmatari ci sono l’olimpionica Ciara Mageean, l’ex calciatrice Louise Quinn, l’ex mediano d’apertura del rugby Tony Ward e i pugili Tyrone McKenna ed Eric Donovan. Per loro, non scendere in campo sarebbe il gesto più sportivo possibile.
La risposta della Federazione israeliana: insulti, non argomenti
La Israel Football Association ha replicato con un comunicato pubblicato lunedì sera. Ha rivendicato i premi Nobel vinti dal Paese e ha scritto di non aver ancora trovato una cura per la «stupidità, ignoranza e ipocrisia» del ct irlandese. Poi ha ribaltato la sua frase: Israele, dice la federazione, non gioca con l’ignoranza ma contro l’allenatore che la incarna.
Nel merito, però, la risposta non entra. Hallgrímsson non si è inventato nulla: il 16 settembre 2025 la Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha concluso che Israele ha commesso genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, e il ricorso del Sudafrica contro Israele per violazione della Convenzione sul genocidio è ancora pendente davanti alla Corte internazionale di giustizia. Israele respinge queste accuse. Ma rispondere con i Nobel e con gli insulti personali significa evitare la domanda. Su come funziona la macchina militare israeliana nella Striscia, leggi anche la nostra inchiesta NAZA, dentro il sistema israeliano della guerra a Gaza.
Il doppio standard della UEFA
Nel 2022, a pochi giorni dall’invasione dell’Ucraina, UEFA e FIFA hanno escluso la Russia da tutte le competizioni. Con Israele la linea è diversa: la UEFA sostiene che Irlanda e Israele non sono Paesi in conflitto e che gli accoppiamenti si valutano solo per ragioni di sicurezza. Eppure le due partite si giocheranno in Ungheria e in Serbia, lontano da Dublino, e la seconda a porte chiuse.
La FAI ci aveva provato. A fine 2025 i suoi membri hanno votato a larga maggioranza per chiedere alla UEFA la sospensione della federazione israeliana dalle competizioni europee. Poi la federazione ha scelto di giocare, per evitare sanzioni che avrebbero colpito la nazionale. È in questa contraddizione che si inserisce la frase di Hallgrímsson: l’Irlanda scenderà in campo perché è obbligata, non perché è d’accordo. E per questo Irlanda Israele, il 27 settembre a Debrecen, sarà la partita più politica di questa Nations League.
Fonti verificate — apri l’elenco
- Reuters — UEFA, Irlanda e Israele
- FAI — sedi delle partite Irlanda-Israele
- RTÉ — Hallgrímsson e il disagio dei giocatori
- TheJournal.ie — lettera degli sportivi irlandesi
- Times of Israel / Reuters — dichiarazioni e risposta della federazione israeliana
- ONU (OHCHR) — la Commissione d’inchiesta conclude che Israele ha commesso genocidio a Gaza
- Corte internazionale di giustizia — Sudafrica contro Israele