L’Irlanda ha battuto Israele 3-0 in Nations League, ma a Debrecen la notizia vera non è stata il risultato. Domenica sera, allo stadio Nagyerdei, in Ungheria, la nazionale irlandese è entrata in campo con la fascia nera al braccio in segno di lutto per i palestinesi uccisi a Gaza. Durante l’inno israeliano i giocatori hanno tenuto il capo chino. Poi nessuna stretta di mano, né tra i calciatori né tra i due commissari tecnici.
Una squadra che non ha pronunciato una parola e che ha detto tutto.
- Il risultato: Israele-Irlanda 0-3 in Nations League (Gruppo B3), gol di Parrott, Idah e Moylan nei primi 25 minuti.
- Il gesto per Gaza: fascia nera al braccio, capo chino durante l’inno israeliano, nessuna stretta di mano e niente gagliardetti.
- Il rifiuto: il portiere Gavin Bazunu non ha partecipato alle partite contro Israele per ragioni di coscienza.
- Il ritorno: il 4 ottobre a Bačka Topola, in Serbia, a porte chiuse.
Irlanda-Israele: la partita a Debrecen
La gara si è giocata in campo neutro, in uno stadio quasi deserto. Sulla carta era una partita casalinga di Israele, ma sugli spalti c’erano circa 150 tifosi israeliani in un impianto da oltre ventimila posti.
L’Irlanda ha chiuso i conti in meno di mezz’ora. Troy Parrott ha sbloccato il risultato, Adam Idah ha raddoppiato due minuti più tardi e al 25′ Jack Moylan, già autore di un assist, ha firmato il 3-0. È stato lui a regalare l’immagine della serata: è corso verso la bandierina, si è tolto la fascia nera e l’ha baciata, prima di baciare lo stemma della maglia.
Per la squadra di Heimir Hallgrimsson è la prima vittoria nel girone, dopo la sconfitta per 1-0 in Kosovo di giovedì.
- Fascia nera al braccio per tutti i giocatori, in segno di lutto per le vittime di Gaza.
- Capo chino durante l’inno israeliano, vicino alla panchina.
- Nessuna stretta di mano: il capitano Dara O’Shea con gli avversari, il ct Hallgrimsson con Ran Ben Shimon.
- Niente scambio dei gagliardetti e nessun impegno con la stampa.
- Il bacio alla fascia di Jack Moylan dopo il terzo gol.
Il no di Gavin Bazunu
La partita è rimasta in bilico fino all’ultimo. I giocatori si sono riuniti a Pristina per decidere se scendere in campo o boicottare. Lo spogliatoio ha votato per giocare, ma con la protesta. Uno solo ha scelto di restare fuori.
Il portiere Gavin Bazunu ha spiegato sui social che sarebbe stato sbagliato per lui partecipare alle partite contro Israele, davanti a quello che accade nella regione. È rimasto in ritiro ma non è andato allo stadio. Per rispettare l’obbligo UEFA dei tre portieri in lista, Hallgrimsson ha indicato il difensore Jimmy Dunne come terzo portiere d’emergenza.
A ventiquattro anni, Bazunu ha rinunciato a una partita con la nazionale per coerenza. Un gesto che in Irlanda molti tifosi hanno visto come un atto di coraggio.
Oltre 70mila palestinesi uccisi a Gaza. È per loro che la nazionale irlandese è scesa in campo con la fascia nera al braccio.
Il ct Hallgrimsson e la parola “genocidio”
Nei giorni precedenti il commissario tecnico aveva parlato apertamente di genocidio, spiegando che l’Irlanda non avrebbe giocato “con” ciò che accade a Gaza, ma “contro”. Alla vigilia ha riconosciuto che era una parola molto forte e ha chiarito il concetto: scendere in campo non significava accettare né sostenere quello che succede nella Striscia.
Un paese intero dalla parte della Palestina
Il gesto della nazionale non è nato dal nulla. L’Irlanda ha riconosciuto lo Stato di Palestina nel 2024 ed è tra i paesi più critici, dentro l’Unione Europea, verso la guerra a Gaza. Fin dal sorteggio del girone, una parte importante dell’opinione pubblica aveva chiesto il boicottaggio della partita.
La campagna Irish Sport for Palestine ha riunito calciatori, artisti e personaggi dello spettacolo, e più di 160 atleti irlandesi hanno chiesto alla nazionale di agire secondo coscienza. La stessa federcalcio irlandese, la FAI, aveva chiesto alla UEFA di sospendere Israele dalle competizioni internazionali. La UEFA non lo ha fatto. I giocatori hanno risposto con l’unico strumento che avevano: il campo.
Nel 2022 la Russia è stata esclusa dalle competizioni UEFA e FIFA dopo l’invasione dell’Ucraina. È il confronto che in Irlanda i sostenitori del boicottaggio hanno ripetuto per mesi, chiedendo lo stesso metro per Israele.
Il ritorno il 4 ottobre in Serbia
Le due squadre si ritroveranno il 4 ottobre. La partita, formalmente in casa dell’Irlanda, è stata spostata a Bačka Topola, in Serbia, e si giocherà a porte chiuse. In Irlanda sono in molti ad aspettarsi che quei gesti si ripetano.
Domande frequenti
Come è finita Israele-Irlanda di Nations League?
L’Irlanda ha vinto 3-0 a Debrecen, in Ungheria, con gol di Troy Parrott, Adam Idah e Jack Moylan, tutti nei primi 25 minuti.
Perché i giocatori irlandesi portavano la fascia nera?
In segno di lutto per i palestinesi uccisi a Gaza. È stato il modo scelto dalla squadra per scendere in campo senza restare in silenzio.
Chi è il giocatore irlandese che si è rifiutato di giocare contro Israele?
Il portiere Gavin Bazunu, che ha scelto di non partecipare alle partite contro Israele. Al suo posto il difensore Jimmy Dunne è stato indicato come terzo portiere.
Quando si gioca Irlanda-Israele di ritorno?
Il 4 ottobre 2026 a Bačka Topola, in Serbia, a porte chiuse.
Leggi anche: Trump torna a parlare con l’Iran, ma il conto della guerra è già arrivato e le notizie del 28 settembre 2026.
