Io quelle promesse sulle accise le ho ascoltate. E ci ho creduto. Non perché mi interessasse uno slogan elettorale, ma perché per me benzina e diesel sono una spesa reale. Ogni giorno percorro circa 75 chilometri per andare a lavorare. Il mio stipendio è praticamente fermo ai livelli del 2007; il prezzo del carburante, invece, non è rimasto fermo.
Nel 2018 Matteo Salvini prometteva di cancellare sette vecchie accise sulla benzina. Nel 2019 Giorgia Meloni chiedeva che le accise esistenti venissero progressivamente abolite. Il 4 settembre 2026 benzina e diesel hanno raggiunto i massimi degli ultimi quattro anni: 2,046 euro al litro la benzina self e 2,157 il gasolio. Il governo proroga per cinque giorni uno sconto di 17 centesimi sul diesel. Io parto da questi fatti e da una domanda molto semplice: quanto valgono le promesse quando il conto continua a pagarlo chi lavora?
Meloni e Salvini sulle accise: i video sono ancora lì
Il 6 maggio 2019 Giorgia Meloni, allora all’opposizione, pubblicò un video davanti a un distributore. Il messaggio era chiarissimo: gli aumenti andavano bloccati e le accise esistenti, diceva, dovevano essere «progressivamente abolite».
Un anno prima, il 1° marzo 2018, Matteo Salvini aveva pubblicato un video dal titolo ancora più diretto: «Cancelleremo 7 accise su benzina, subito!». Nella descrizione scriveva che con un governo Salvini le accise vecchie di ottant’anni non ci sarebbero più state.
Non devo inventare niente e non devo nemmeno chiamarle bugie. Mi basta mettere quelle parole accanto ai numeri di oggi.
Da 1,65 euro a oltre 2 euro: questo è il conto che vedo io
Il 5 gennaio 2026 la benzina self era intorno a 1,65 euro al litro e il diesel a 1,666 euro. Il 4 settembre, secondo i dati del Mimit, la benzina self è arrivata a 2,046 euro e il gasolio a 2,157 euro. Sono i massimi degli ultimi quattro anni.
In otto mesi significa circa 40 centesimi in più al litro per la benzina e quasi 49 centesimi per il diesel. Su 50 litri sono circa 20 euro in più per un pieno di benzina e oltre 24 euro per un pieno di gasolio rispetto a gennaio.
Io non guardo questi numeri da una scrivania. Faccio circa 75 chilometri al giorno per andare a lavorare. Se il diesel aumenta, devo comunque mettere carburante. Non posso dire al datore di lavoro che oggi vengo solo fino a metà strada perché il pieno costa troppo.
E mentre il carburante corre, la mia busta paga non corre con lui. È questo il punto che sento sulla mia pelle: lo stipendio è praticamente quello che prendevo nel 2007, ma per andare a guadagnarlo oggi devo spendere molto di più.
Diciassette centesimi per cinque giorni: e dopo?
Il governo ha deciso di prorogare dal 6 al 10 settembre lo sconto di 17 centesimi sul gasolio. È un aiuto concreto e non ho problemi a riconoscerlo. Ma dura cinque giorni.
C’è poi un particolare che per me conta. La proroga viene finanziata attraverso il meccanismo delle accise mobili usando l’extragettito Iva generato dall’aumento dei prezzi. Quando il prezzo imponibile del carburante sale, sale anche l’Iva incassata. Una parte di quelle maggiori entrate viene quindi utilizzata per ridurre temporaneamente l’accisa.
Detto in parole semplici: prima pago di più alla pompa, lo Stato incassa più Iva grazie ai prezzi più alti e poi una parte di quell’extragettito viene usata per concedermi uno sconto temporaneo. È perfettamente legittimo come meccanismo fiscale. Ma da automobilista ho il diritto di chiedere: dopo il 10 settembre, cosa succede al mio portafoglio?
Nel frattempo l’accisa sul diesel è stata anche aumentata
C’è un altro fatto che non voglio nascondere, nemmeno quando non conviene alla mia tesi. Il riallineamento fiscale deciso dal governo ha ridotto l’accisa sulla benzina e aumentato quella sul diesel. Il decreto del 14 maggio 2025 ha previsto -1,5 centesimi al litro sulla benzina e +1,5 centesimi sul gasolio, nell’ambito di un percorso di avvicinamento delle due aliquote.
Quindi sarebbe scorretto dire che il governo ha aumentato le accise su entrambi i carburanti. Sul diesel, però, l’accisa strutturale è stata aumentata. Ed è proprio il diesel che uso ogni giorno per andare al lavoro.
Quando i prezzi salgono, chi ci guadagna?
Mi faccio anche un’altra domanda: quando petrolio e carburanti aumentano così rapidamente, chi beneficia della situazione?
Le grandi compagnie petrolifere possono attraversare fasi in cui i margini aumentano, per esempio quando prodotto acquistato o raffinato a costi inferiori viene venduto in un mercato che nel frattempo è salito. Ma non è corretto dire che ogni aumento alla pompa diventi automaticamente profitto delle compagnie: contano costo del greggio, raffinazione, trasporto, scorte, contratti e concorrenza.
Per lo Stato il meccanismo è più semplice da vedere: le accise sono generalmente fissate per quantità, mentre l’Iva è percentuale. Se aumenta la base imponibile, aumenta l’Iva per litro. Lo dimostra lo stesso sistema delle accise mobili: nel 2026 il governo ha utilizzato più volte l’extragettito Iva derivante dai rincari per finanziare gli sconti.
Una cosa, però, è certa: io alla pompa pago di più.
Io li ho votati per pagare meno, non per gli slogan
Io Meloni e Salvini li ho votati anche perché avevo ascoltato le loro promesse sulle accise e sul costo dei carburanti. Non li ho votati per gli slogan contro gli stranieri.
Lavoro nel turismo e so cosa significa quando manca personale: per me non significa automaticamente uno stipendio più alto. Significa spesso più lavoro da fare con le stesse mani e con la stessa busta paga.
Quello che interessava a me era molto più concreto: pagare meno per andare a lavorare. Ogni giorno percorro circa 75 chilometri e il diesel pesa direttamente sul mio stipendio.
Per questo oggi giudico quelle promesse guardando una cosa semplicissima: quanto pago alla pompa.
Io avevo creduto alle promesse. Oggi guardo il conto
Non mi interessa fare il tifo per una parte politica. Mi interessa ricordare quello che mi è stato detto e confrontarlo con quello che vivo.
Mi avevano parlato di accise da cancellare. Oggi il diesel supera i due euro e ricevo uno sconto di 17 centesimi per cinque giorni. Mi dicono che meno stranieri significherà più lavoro per gli italiani. Io, lavorando in hotel, vedo anche l’altra possibilità: meno personale e più lavoro sulle spalle di chi rimane. E quando penso all’agricoltura, mi chiedo chi raccoglierà quello che poi compriamo tutti.
Il petrolio non lo decide Giorgia Meloni. Le guerre e i mercati internazionali non li decide Matteo Salvini. Sarebbe scorretto attribuire al governo ogni centesimo di aumento alla pompa. Ma le promesse politiche le hanno fatte loro.
Ed è su quelle promesse che io li giudico.
Le promesse le hanno fatte loro. Il voto glielo abbiamo dato noi. Il pieno, la spesa e il viaggio per andare al lavoro continuiamo a pagarli noi.
Fonti e verifiche
- Fratelli d’Italia, 6 maggio 2019: video originale di Giorgia Meloni sulle accise.
- Matteo Salvini, 1 marzo 2018: video originale «Cancelleremo 7 accise su benzina, subito!».
- ANSA/Mimit, 5 gennaio 2026: benzina 1,65 euro e gasolio circa 1,67 euro al litro.
- ANSA/Mimit, 4 settembre 2026: benzina self 2,046 euro e gasolio 2,157 euro, massimi degli ultimi quattro anni.
- ANSA, 4 settembre 2026: proroga dello sconto di 17 centesimi sul gasolio e utilizzo delle accise mobili.
- Gazzetta Ufficiale, decreto 14 maggio 2025: riduzione di 1,5 centesimi dell’accisa sulla benzina e aumento di 1,5 centesimi sul gasolio.
Fonti verificate4
- ANSA/Mimit, 5 gennaio 2026 — ansa.it
- ANSA/Mimit, 4 settembre 2026 — ansa.it
- ANSA, 4 settembre 2026 — ansa.it
- Gazzetta Ufficiale, decreto 14 maggio 2025 — gazzettaufficiale.it
Ultimo accesso alle fonti: 02 Novembre 2026


