Opinioni

Elon Musk non ha detto niente di nuovo. Ed è proprio questo il problema

Elon Musk e AfD: la frase sull'unica speranza per la Germania è del dicembre 2024, non di ieri. Perché riappare a 18 giorni dal voto in Sassonia-Anhalt.

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DiMohamed Bourbiza
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Testo alternativo (ALT): Elon Musk e AfD, post su X del dicembre 2024 rilanciato prima del voto in Sassonia-Anhalt Titolo: Elon Musk AfD frase riciclata voto Sassonia-Anhalt Didascalia: La frase di Musk sull'AfD risale al dicembre 2024 e torna a circolare a diciotto giorni dalle elezioni in Sassonia-Anhalt. Descrizione: Immagine di apertura dell'editoriale sull'uso di X come piattaforma di intervento politico nelle democrazie europee.

Opinione

Una frase di Elon Musk sull’AfD torna a circolare come se fosse una notizia di ieri. Non lo è. È del dicembre 2024. E il fatto che riappaia adesso, a diciotto giorni dal voto in Sassonia-Anhalt, dice sul potere di X molto più della frase stessa.

Il 19 agosto 2026, alle 22:17 GMT, l’edizione araba di RT ha pubblicato una notizia: Elon Musk avrebbe annunciato il suo sostegno ad Alternative für Deutschland, definendola l’unica speranza per salvare il Paese. Ho fatto quello che faccio da ventotto anni prima di scrivere una riga: sono andato a cercare la fonte originale.

Il post esiste. È autentico. È di Musk. Ed è del 20 dicembre 2024. Risponde a un video di un’influencer della destra radicale tedesca pubblicato il giorno prima. Venti mesi fa.

La verifica

20 dicembre 2024 — Su X: «Only the AfD can save Germany». Alice Weidel risponde entro un’ora.

21 dicembre 2024 — La formula che oggi circola tradotta: l’AfD come unica speranza per la Germania.

28 dicembre 2024 — Editoriale ospite su Welt am Sonntag: l’AfD è «l’ultima scintilla di speranza» per il Paese. La responsabile delle pagine di commento si dimette.

19 agosto 2026 — La stessa frase riappare come notizia del giorno. Nessuna agenzia primaria — Reuters, AFP, dpa — riporta una nuova dichiarazione.

Se fosse la prima volta, potrei considerarla l’ennesima provocazione di Elon Musk e passare oltre. Il problema è che non è la prima volta. E che stavolta non è nemmeno una provocazione nuova: è materiale d’archivio rimesso in circolo nel momento esatto in cui serve.

Diciotto giorni

Il 6 settembre 2026 la Sassonia-Anhalt elegge il suo Landtag. L’ultimo sondaggio Pollytix dà l’AfD al 43 per cento: le manca un seggio per la maggioranza assoluta. La federazione regionale del partito è classificata dai servizi interni tedeschi come organizzazione di accertata estrema destra dal novembre 2023.

E su quella campagna elettorale è in corso qualcos’altro. Il collettivo di ricerca Antibot4Navalny ha documentato una campagna di disinformazione riconducibile a strutture russe: 135 video brevi e 18 copertine contraffatte di testate autorevoli, questa volta prevalentemente in lingua inglese, costruite per condizionare il voto in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania. Il formato è esattamente quello: contenuto plausibile, fonte vera o quasi vera, data sbagliata.

Qui devo essere preciso, perché la precisione è l’unica cosa che rende una critica inattaccabile. A livello federale l’AfD non è oggi classificata come organizzazione di accertata estrema destra. Il Bundesamt für Verfassungsschutz l’aveva stabilito il 2 maggio 2025 sulla base di una perizia di 1.108 pagine. Il partito ha fatto ricorso, e il 26 febbraio 2026 il Tribunale amministrativo di Colonia ha vietato all’ufficio federale di usare quella classificazione fino alla sentenza di merito. Il partito resta sotto osservazione come «caso sospetto». I giudici hanno scritto che alcune posizioni sui musulmani tedeschi sono incompatibili con la dignità umana, ma che il quadro complessivo non è ancora provato.

Lo scrivo perché chi vuole criticare Musk usando una classificazione che oggi è sospesa gli sta regalando la risposta più comoda. Non ne ha bisogno. I fatti bastano da soli.

Non è un’opinione. È un metodo

Quello che mi impedisce di considerare questi episodi come uscite isolate è la ricorrenza. Non la coerenza ideologica: la ricorrenza operativa.

GENNAIO 2025 — BERLINO

Musk ospita Alice Weidel in diretta su X per settantaquattro minuti. Oltre 190.000 account collegati. Le dice che deve essere lei a guidare la Germania.

25 GENNAIO 2025 — HALLE

In videocollegamento al lancio della campagna AfD davanti a migliaia di persone: la Germania si concentra troppo sulla colpa passata, i figli non devono rispondere dei peccati dei bisnonni. Il direttore di Yad Vashem replica che dimenticare quel passato è un insulto alle vittime.

SETTEMBRE 2025 — LONDRA

Interviene in video al corteo «Unite the Kingdom» organizzato da Tommy Robinson: centocinquantamila persone, decine di agenti feriti negli scontri. Chiede un cambio di governo e avverte che la violenza arriverà comunque.

LUGLIO 2026 — FRANCIA

Definisce Marine Le Pen l’ultima speranza della Francia. Il Rassemblement National prende le distanze: conta l’opinione dei francesi, fa sapere il partito.

C’è un episodio che smonta l’idea di una semplice affinità politica. Nel dicembre 2024 Musk incontra Nigel Farage a Mar-a-Lago, si parla apertamente di una donazione a Reform UK. Poche settimane dopo, quando Farage rifiuta di sostenere Tommy Robinson, Musk scrive che Reform ha bisogno di un altro leader e che Farage non è all’altezza. Farage risponde che non svende i propri principi.

Quel gesto mi interessa più di tutti gli endorsement messi insieme. Il sostegno non premia un partito: premia una direzione. E quando il partito non va abbastanza in là, il sostegno si sposta.

Quando è toccato a noi

In Italia lo abbiamo visto da vicino. Novembre 2024: la sezione immigrazione del tribunale di Roma annulla i trattenimenti di sette migranti trasferiti in Albania e rinvia la questione alla Corte di giustizia europea. Musk commenta su X un post di un influencer della piattaforma: «These judges need to go». Questi giudici devono andarsene. Il giorno dopo rilancia chiedendo se gli italiani vivano in una democrazia o sotto un’autocrazia di non eletti.

La risposta arriva dal Quirinale, ed è una risposta che non si dimentica.

«L’Italia è un grande Paese democratico e sa badare a sé stessa nel rispetto della sua Costituzione. Chiunque deve rispettarne la sovranità.»

SERGIO MATTARELLA — 13 NOVEMBRE 2024

Un presidente della Repubblica che deve ricordare a un imprenditore straniero che l’Italia è uno Stato sovrano. Nel 2024. Non era mai successo, e mi ha colpito quanto in fretta l’abbiamo archiviato.

La domanda che nessuno vuole fare

Elon Musk nasce a Pretoria nel 1971. Cresce nel quartiere benestante di Waterkloof, frequenta la Pretoria Boys High School, lascia il Sudafrica nel 1989, a diciassette anni, per il Canada. Quei diciotto anni coincidono con la fase più dura dell’apartheid: lo stato d’emergenza in vigore dal 1984 al 1989, le rivolte, la repressione. Il suffragio universale arriverà solo nel 1994, cinque anni dopo la sua partenza.

Sul resto bisogna essere onesti. La storia della miniera di smeraldi del padre è contestata: Errol Musk sostiene di aver avuto una quota in una miniera in Zambia, fuori dal territorio sudafricano; Elon nega che quel denaro abbia finanziato la sua istruzione e afferma di essere arrivato in Canada con circa duemilacinquecento dollari. Il suo biografo racconta uno scambio: un aereo in cambio di smeraldi. Nessuno può dimostrare la versione forte, quella che circola sui social. Non la userò.

E soprattutto non scriverò che il razzismo è nel sangue di un bianco sudafricano. Sarebbe la stessa logica che dico di combattere, rovesciata. La domanda vera è un’altra, ed è molto più difficile da liquidare:

Quanto del mondo in cui Musk è cresciuto continua a vivere dentro la sua visione politica di oggi?

Non è una domanda retorica, e non riguarda l’infanzia. Riguarda quello che dice adesso. Dal 2023 Musk ha rilanciato con insistenza la tesi di un genocidio dei bianchi in Sudafrica, una narrazione che il presidente Cyril Ramaphosa ha definito completamente falsa e che gli studiosi che si occupano di quel Paese considerano una costruzione politica: nelle campagne sudafricane la violenza colpisce con durezza anche le comunità nere, e i sindacati lo hanno detto in faccia a Donald Trump alla Casa Bianca, con Musk presente nella stanza. Ha sostenuto che Starlink non ottiene la licenza in Sudafrica perché lui non è nero, quando gli atti riguardano le norme sull’azionariato imposte a tutti gli operatori stranieri.

Quello che vedo, da giornalista, non è una biografia che spiega tutto. È una struttura mentale ricorrente: una minoranza percepita come assediata, un’identità nazionale da difendere, istituzioni descritte come nemiche del popolo, e la costante convinzione che le regole siano un’ingiustizia quando si applicano a lui. Non serve dimostrare un’intenzione per riconoscere uno schema.

Il punto non è cosa pensa. È da dove parla

Elon Musk ha tutto il diritto di avere opinioni politiche. Lo dico senza ironia: è un diritto che difendo anche quando le opinioni mi sembrano pessime. Ma qui c’è un’asimmetria che nessuna teoria della libertà di espressione riesce a coprire.

Io scrivo un editoriale e spero che qualcuno lo legga. Lui pubblica un post e possiede il sistema che decide quante persone lo vedranno. Non è la stessa libertà. È la differenza tra parlare in piazza e possedere la piazza, i megafoni e l’elenco di chi può entrare.

Il fascicolo europeo su X

5 dicembre 2025 — La Commissione europea infligge a X una multa da 120 milioni di euro: prima decisione di non conformità mai adottata sotto il Digital Services Act. Musk risponde rilanciando un post che paragona l’Unione europea al Quarto Reich.

Febbraio 2026 — X impugna la sanzione davanti al Tribunale dell’Unione europea.

16 luglio 2026 — Bruxelles accetta il piano correttivo su archivio pubblicitario e accesso ai dati per i ricercatori. Restano aperte le indagini sulla manipolazione dell’informazione e sul chatbot Grok.

Nel 2025, prima delle elezioni federali tedesche, un tribunale di Berlino ha dovuto ordinare a X di consegnare a due organizzazioni di ricerca i dati pubblici sulla diffusione dei contenuti. Hanno dovuto chiederlo a un giudice. Per vedere cosa succedeva dentro la piattaforma su cui si stava svolgendo il dibattito elettorale di un intero Paese.

Ed è qui che la domanda diventa scomoda per tutti, non solo per lui: Musk sta esercitando la libertà di espressione, o è diventato un attore politico transnazionale capace di intervenire nelle democrazie europee senza essere stato eletto da nessuno?

Vale la pena ricordare che l’effetto misurabile è più modesto della paura che genera. Alle elezioni federali del febbraio 2025 l’AfD ottenne quasi il 21 per cento: un record, ma in linea con i sondaggi precedenti all’endorsement. Un’analisi del Washington Post concluse che l’attenzione internazionale cresciuta era enorme, l’impatto interno limitato. Anche in Francia il Rassemblement National ha preso le distanze. Musk non compra i voti europei.

Compra qualcos’altro, e costa meno: l’agenda. Decide di cosa parliamo, in quale settimana, con quali parole.

Quello che mi preoccupa davvero

Torno alla frase da cui sono partito, perché adesso ha un significato diverso.

Quello che mi preoccupa non è che Elon Musk abbia detto che l’AfD è l’unica speranza della Germania. Lo ha detto, ci siamo indignati, è passato. Mi preoccupa che quella frase, venti mesi dopo, possa essere estratta dall’archivio, tradotta in arabo, ripubblicata a Mosca come notizia del giorno e rimessa in circolo diciotto giorni prima di un’elezione in cui un partito di estrema destra sfiora la maggioranza assoluta — e che tutto questo funzioni.

Le parole di un uomo che possiede una piattaforma globale non scadono mai. Diventano munizioni riutilizzabili, disponibili a chiunque, in qualsiasi lingua, per sempre. Lui le ha pronunciate una volta sola. Continueranno a essere sparate da altri, per anni, in campagne elettorali che non lo riguardano e in Paesi dove non vota.

Non credo esista una legge capace di impedirlo, e diffido di chi promette che basterebbe una regola. So però qual è l’unica difesa che abbiamo davvero, ed è ridicolmente antiquata: guardare la data. Cercare la fonte. Chiedersi perché una cosa arriva proprio adesso.

Ci ho messo venti minuti, stasera, a scoprire che una notizia di ieri aveva venti mesi. Venti minuti sono il prezzo attuale della sovranità di un elettore europeo. Il problema non è che sia troppo alto. È che quasi nessuno lo paga.


Fonti verificate

  • Tribunale amministrativo di Colonia, comunicato sulla decisione del 26 febbraio 2026 (13 L 1109/25) — vg-koeln.nrw.de
  • Mediendienst Integration, stato della classificazione dell’AfD e delle federazioni regionali — mediendienst-integration.de
  • t-online, sondaggi e data del voto in Sassonia-Anhalt (6 settembre 2026) — t-online.de
  • Euronews, l’editoriale di Musk su Welt am Sonntag e le dimissioni della responsabile commenti — euronews.com
  • BBC, la diretta di 74 minuti tra Musk e Alice Weidel su X — bbc.co.uk
  • ZDF, le reazioni di Yad Vashem e della Polonia al videomessaggio di Halle — zdfheute.de
  • Al Jazeera, la rottura tra Musk e Nigel Farage sul caso Tommy Robinson — aljazeera.com
  • NBC News, l’intervento in video al corteo «Unite the Kingdom» del settembre 2025 — nbcnews.com
  • Forbes, l’endorsement a Marine Le Pen e la presa di distanza del Rassemblement National — forbes.com
  • Il Sole 24 Ore, l’attacco ai giudici italiani sul caso Albania — ilsole24ore.com
  • AGI, la nota del Quirinale del 13 novembre 2024 — agi.it
  • Newsweek, la biografia sudafricana e gli anni dello stato d’emergenza — newsweek.com
  • Snopes, verifica sulla miniera di smeraldi e sulle smentite di Musk — snopes.com
  • Fortune, l’incontro alla Casa Bianca con Ramaphosa e la replica sui crimini rurali — fortune.com
  • Facta, analisi della sanzione da 120 milioni di euro sotto il Digital Services Act — facta.news
  • Altalex, l’accettazione del piano correttivo di X da parte della Commissione (16 luglio 2026) — altalex.com
  • Washington Post, analisi dei dati sull’impatto reale della campagna di Musk in Germania — washingtonpost.com

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