Giorgia Meloni non intende firmare il Dpcm che dovrebbe sbloccare gli adeguamenti retributivi dei magistrati, per un importo complessivo stimato in circa un miliardo di euro. La posizione è stata confermata nel pomeriggio del 18 ottobre da fonti di Palazzo Chigi. L’Associazione nazionale magistrati valuta ora gli strumenti giuridici a disposizione.
Meloni: «Non firmerò»
Il provvedimento riguarda adeguamenti di stipendio previsti in seguito ad alcune sentenze del Consiglio di Stato. Secondo le informazioni diffuse da Palazzo Chigi, l’impatto complessivo sarebbe vicino a un miliardo di euro.
La presidente del Consiglio ha successivamente confermato personalmente la propria posizione: non firmerà il Dpcm e, qualora il Consiglio di Stato lo ritenga necessario, potrà essere nominato un commissario. Meloni ha motivato la scelta sostenendo di non ritenere prioritario destinare in questo momento una cifra di questa entità agli aumenti dei magistrati.
Il fondo previsto per il 2027
Il Documento programmatico di bilancio del governo prevede per il 2027 un fondo una tantum destinato alle sentenze da 1,9 miliardi di euro, pari allo 0,08% del Pil. Secondo quanto riportato da ANSA, una parte consistente di queste risorse sarebbe destinata proprio agli adeguamenti retributivi della magistratura.
Palazzo Chigi ha messo la cifra a confronto con le risorse che il governo sta cercando per affrontare i problemi del settore dell’autotrasporto. La premier si è comunque detta disponibile ad ascoltare i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati.
La risposta dell’Anm: possibile ricorso
Il vicesegretario dell’Anm Stefano Celli ha affermato che l’associazione valuterà un ricorso qualora vi siano i presupposti, utilizzando gli strumenti previsti dall’ordinamento per far valere i diritti dei magistrati.
La questione, quindi, non si chiude con la decisione politica annunciata dalla presidente del Consiglio. Il passaggio successivo sarà capire se e attraverso quale procedura gli adeguamenti stabiliti dalle pronunce amministrative dovranno essere applicati.
Perché il caso è rilevante
Il confronto non riguarda soltanto l’entità degli stipendi. Da una parte c’è la scelta politica del governo sulle priorità di spesa pubblica; dall’altra ci sono decisioni del Consiglio di Stato e la possibilità di un nuovo contenzioso. È questo passaggio istituzionale, più della polemica sulle cifre, a rendere il caso destinato a proseguire.
Fonti: ANSA, fonti di Palazzo Chigi; dichiarazioni della presidente del Consiglio; dichiarazioni del vicesegretario Anm Stefano Celli.

