Opinione — di Mohamed Bourbiza
Roberto Vannacci è il quarto partito italiano. L’ultima rilevazione BiDiMedia, pubblicata il 26 agosto 2026, dà Futuro Nazionale all’8,0% (+0,9 in venti giorni), davanti a Forza Italia, ferma al 7,3%. Non è più un fenomeno di costume. È un dato politico.
I sondaggi non sono elezioni e le percentuali di oggi possono cambiare rapidamente. Ma quando un numero cresce per il quarto rilevamento consecutivo, ignorarlo è una scelta, non una cautela.
Aggiornamento del 29 agosto 2026: Alessandro Di Battista è stato ricoverato a Cuba dopo un malore. Abbiamo aperto una pagina dedicata con le informazioni confermate e ciò che non è ancora noto: Di Battista ricoverato a Cuba: cosa sappiamo sulle sue condizioni.
Le intenzioni di voto al 26 agosto 2026
Sondaggio BiDiMedia — variazioni sul 6 agosto
Affluenza stimata 56-60% (+1) · Indecisi 23% · Schede bianche o nulle 2,0% (-0,2)
Elaborazione grafica Dietro le Notizie su dati BiDiMedia s.r.l.
Attenzione: Vannacci non cresce contro la sinistra
Qui c’è il dato che quasi nessuno racconta, e che ribalta la lettura più comoda.
Le coalizioni — somma aritmetica dei partiti
Elaborazione grafica Dietro le Notizie su dati BiDiMedia s.r.l.
Tradotto: il blocco di destra non si sta allargando. Si sta ridistribuendo al proprio interno. Vannacci non sta portando via elettori al PD o al Movimento 5 Stelle: sta erodendo Fratelli d’Italia e svuotando la Lega, scesa sotto il 5%. Lo conferma anche la fiducia personale in Giorgia Meloni, che cala al 34% e arretra in modo più sensibile proprio tra gli elettori di Futuro Nazionale, al 62% (-4).
È un’informazione che complica sia la narrazione dell’onda inarrestabile, sia quella rassicurante di chi dice che non sta succedendo nulla. Sta succedendo qualcosa, ma dentro casa altrui.
Quale Italia propone Vannacci
Il punto, però, non è soltanto quanti voti raccoglie. La domanda che mi interessa è un’altra: quale Paese propone.
Ed è qui che, per me, passa la differenza. Vannacci costruisce buona parte del suo consenso sullo straniero: l’immigrazione come spiegazione e come bersaglio. Ma l’immigrazione non ha alzato le bollette, non ha fatto raddoppiare i mutui, non ha allungato le liste d’attesa negli ospedali e non ha reso normale un contratto a tre mesi. Il costo della vita è cresciuto più dei salari, la povertà assoluta non arretra, e ogni anno decine di migliaia di italiani — in gran parte giovani e laureati — se ne vanno all’estero a cercare quello che qui non trovano. Questa è emigrazione italiana, non immigrazione straniera: è il fallimento di cui nessuno vuole parlare, perché non si può addossare a un capro espiatorio.
Io non mi riconosco in una politica che concentra una parte così importante della propria identità sullo scontro culturale e sulla contrapposizione tra modelli di società. Le posizioni emerse dal programma di Futuro Nazionale su famiglia, aborto, fine vita e diritti rendono questa distanza ancora più evidente.
Vannacci ha tutto il diritto di sostenere quelle idee e gli italiani hanno il diritto di votarlo. È la democrazia. Io ho lo stesso diritto di dire che considero quella direzione sbagliata per l’Italia — e l’ho scritto anche quando la stessa logica è arrivata alle amministrative, con i generali candidati sindaco: una città non è una caserma.
Perché mentre discutiamo continuamente di identità, appartenenza e nuovi nemici — e mentre l’Europa scarica sull’Italia il dossier migranti — restano sul tavolo problemi molto più concreti: stipendi che non reggono il costo della vita, affitti insostenibili, liste d’attesa che trasformano un diritto in un percorso a ostacoli, lavoro precario, famiglie che aspettano anni una casa popolare.
È su questo terreno che vorrei vedere combattere la politica.
Di Battista: uno spazio che non è scomparso
Proprio mentre la destra si radicalizza, un altro numero merita attenzione. Secondo il sondaggio Izi per il quotidiano Domani, realizzato il 29 e 30 luglio 2026 su 3.067 interviste, il progetto Schierarsi di Alessandro Di Battista è conosciuto dal 34,1% degli italiani. Il voto attuale si ferma all’1,3%, ma il potenziale elettorale arriva al 3,5%: quasi il triplo.
Il dato più interessante è però un altro: dove finirebbero quei voti se Di Battista non si candidasse.
Se Di Battista non si candidasse, dove andrebbero i suoi voti
Elaborazione grafica Dietro le Notizie su dati Izi per Domani.
Sono due informazioni in una. La prima: intorno a Di Battista esiste davvero uno spazio di astenuti e indecisi, quello che ho seguito da giornalista fin dalla nascita del Movimento 5 Stelle e che non si lascia più incasellare tra destra e sinistra. La seconda, meno comoda: il grosso di quel consenso viene comunque da Giuseppe Conte.
Aggiungo una circostanza personale, perché credo debba essere dichiarata e non nascosta. Ho incontrato Alessandro Di Battista in Iran, alla fine del 2019. Ero lì per un reportage sul turismo iraniano; lui viaggiava come blogger. Ci siamo incontrati per caso, nella zona vicino al confine tra Iran e Iraq: fu una guida iraniana a dirmi che nei paraggi c’era un mio collega italiano. Ne ricavai l’impressione di una persona semplice nei modi e molto sveglia nel ragionare, senza staff e senza telecamere intorno.
Un incontro non è una certificazione politica e non deve diventarlo: da giornalista distinguo sempre l’esperienza personale dall’analisi. Ma vedere una persona lontano dagli studi televisivi restituisce un’impressione diversa da quella costruita in dieci minuti di intervista.
Conte e Di Battista: perché farsi guerra?
Quel 34,3% è esattamente il motivo per cui una guerra tra Conte e Di Battista sarebbe un errore. Con il Movimento 5 Stelle al 12,6% e un potenziale concorrente che pescherebbe per un terzo nel suo stesso bacino, lo scontro dividerebbe persone che condividono molte battaglie e regalerebbe alla destra un vantaggio che oggi, con il centrodestra al 39,2%, non ha affatto in tasca.
Preferirei vedere un confronto. Anche duro, anche con differenze profonde, ma finalizzato a capire se esiste ancora uno spazio comune. Lo stesso vale per l’intero campo progressista: PD, M5S e AVS sommano il 40,1%, a un soffio dal centrodestra senza Vannacci. Possono continuare a sottolineare ciò che li divide, oppure chiedersi cosa serva per costruire un’alternativa.
Per battere Vannacci bisogna capire chi lo vota
C’è infine un errore che la sinistra non dovrebbe commettere. Insultare Vannacci non serve. Insultare i suoi elettori serve ancora meno.
Se cresce, significa che esistono cittadini che trovano nelle sue parole una risposta a qualcosa che la politica tradizionale non intercetta più. E c’è un numero che dovrebbe togliere il sonno a tutti i partiti, non solo a uno: con un’affluenza stimata tra il 56 e il 60% e il 23% di indecisi, il primo partito italiano resta chi non vota. Quelle persone vanno ascoltate, non disprezzate.
Bisogna tornare nelle periferie, parlare con gli operai, con i disoccupati, con le famiglie che fanno i conti prima di entrare al supermercato, con chi aspetta mesi per una visita e con chi ha smesso di votare perché è convinto che nulla cambierà. È lì che si combatte politicamente Vannacci: non con un’etichetta, con un’alternativa.
Da che parte sto
Sono più vicino alla sinistra e al Movimento 5 Stelle, e guardo con interesse a un possibile ritorno di Alessandro Di Battista. Non perché la politica abbia bisogno di salvatori, e non perché consideri chi vota Vannacci un nemico: penso esattamente il contrario, è proprio quell’elettore che una sinistra seria dovrebbe provare a riconquistare.
Ma tra una politica fondata sulle battaglie identitarie e una che rimette al centro disuguaglianze, lavoro, sanità pubblica, casa, pace e giustizia sociale, non ho dubbi su quale scegliere. La risposta all’8% di Vannacci non può essere avere più paura di Vannacci. Deve essere costruire qualcosa di migliore.
Questa volta non soltanto come giornalista. Anche come elettore.
Nota metodologica
Intenzioni di voto, coalizioni e fiducia: sondaggio realizzato da BiDiMedia s.r.l., pubblicato il 26 agosto 2026, confronto con la rilevazione del 6 agosto 2026. Fonte.
Dati su Alessandro Di Battista: sondaggio IZI SpA per il quotidiano Domani, realizzato dal 29 al 30 luglio 2026. Campione casuale stratificato per genere, classe d’età e macroarea; 3.067 interviste, metodo CAMI-CAWI, margine d’errore 3,1% con intervallo di confidenza al 95%. Fonte.
Documentazione completa sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le percentuali dei blocchi sono somme aritmetiche dei singoli partiti e non tengono conto degli effetti della legge elettorale. I grafici sono elaborazioni originali di Dietro le Notizie sui dati citati.
Questo è un articolo di opinione. Riflette la posizione personale dell’autore e non la linea editoriale di Dietro le Notizie.
Fonti verificate3
- Fonte — sondaggibidimedia.com
- Fonte — sondaggibidimedia.com
- Presidenza del Consiglio dei Ministri — sondaggipoliticoelettorali.it
Ultimo accesso alle fonti: 14 Ottobre 2026
