La crisi Schengen Italia Spagna dell’agosto 2026 ha un solo responsabile: il governo italiano. Dei morti di Ceuta risponde Rabat. Della prima frattura Schengen fra due Paesi fondatori risponde Roma, e soltanto Roma. Sono due responsabilità distinte che vanno tenute separate, perché confonderle è esattamente il servizio che Palazzo Chigi chiede all’opinione pubblica.
di Mohamed Bourbiza — giornalista dal 1998, direttore di Euro News Agency
In sintesi
- Cronologia: l’Italia ha reintrodotto i controlli il 1° agosto 2026; la Spagna ha risposto dall’8 agosto.
- Tesi dell’articolo: la prima frattura Schengen tra Italia e Spagna è stata aperta da Roma, mentre la responsabilità per i morti di Ceuta viene attribuita separatamente al Marocco.
- Giustificazioni contestate: terrorismo e prevenzione degli ingressi irregolari prima di Ferragosto vengono considerate nell’articolo motivazioni non supportate pubblicamente da casi concreti.
- Effetti: più controlli per i viaggiatori e un possibile precedente politico che potrebbe indebolire la posizione italiana sui controlli alle frontiere interne dell’UE.
- Posizione su Madrid: l’articolo critica la gestione spagnola di Ceuta, ma considera la risposta Schengen dell’8 agosto una misura di reciprocità successiva alla decisione italiana.
Cominciamo dalla data, perché in questa vicenda la cronologia è già un verdetto. Il 1° agosto 2026 il governo italiano ha reintrodotto i controlli di frontiera nei confronti dei cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna: non esistendo un confine terrestre fra i due Paesi, la crisi Schengen Italia Spagna si è tradotta in verifiche dei documenti sui passeggeri di aerei e navi, a Fiumicino, Malpensa, Linate, Civitavecchia, Genova, Porto Torres. La Spagna ha risposto sette giorni più tardi, dalla mezzanotte dell’8 agosto e fino al 7 settembre, con controlli a campione su chi arriva dall’Italia.
Chi ha aperto la prima crisi Schengen fra due Paesi fondatori dell’Unione europea, dunque, ha un nome e un indirizzo preciso. Non è Madrid.
Crisi Schengen Italia Spagna: una frontiera che non esiste
Il primo problema della misura italiana è geografico, e non si risolve con un comunicato. Ceuta è un’enclave spagnola in territorio africano, a settecento chilometri dalla penisola iberica. Degli circa ottantamila attraversamenti del 30 e 31 luglio, oltre settantatremila si sono conclusi con un rientro in Marocco entro pochi giorni. Nessuno di quei ragazzi era in rotta per Civitavecchia, e nessuno di loro avrebbe potuto imbarcarsi per l’Italia senza prima attraversare lo Stretto di Gibilterra e mezza Spagna.
Roma ha quindi sospeso la libera circolazione su una rotta che non ha alcun rapporto documentato con l’evento invocato per giustificarla. Il Codice frontiere Schengen consente il ripristino temporaneo dei controlli interni, ma lo lega a una minaccia grave e a una risposta proporzionata. Una misura che colpisce i voli Barcellona-Malpensa per un fatto avvenuto a Fnideq non supera il test della proporzionalità in nessuna aula europea.
Terrorismo o Ferragosto? Le due giustificazioni di Palazzo Chigi
Quando la Spagna ha chiesto la revoca dei controlli, Palazzo Chigi ha risposto che l’Italia non accetta ultimatum e che non intende rivedere la decisione almeno fino al 15 agosto, e comunque finché non siano esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, negli stessi giorni, ha spiegato la misura come prevenzione di possibili ingressi irregolari prima di Ferragosto.
Sono due giustificazioni diverse per lo stesso provvedimento, e nessuna delle due è stata sostenuta da un solo caso concreto: non un nome, non un’operazione, non una segnalazione di intelligence resa pubblica. Il terrorismo è la formula che rende una misura ineccepibile davanti all’opinione pubblica e inattaccabile davanti al Parlamento. Il Ferragosto è la verità: una scadenza da calendario politico, non da dossier di sicurezza.
Chi invoca il terrorismo e poi cita il Ferragosto nella stessa settimana non sta gestendo una minaccia: sta gestendo un’agenda.
Il regolamento di Dublino e la memoria corta di Roma
Nel chiedere il ritiro dei controlli, il governo spagnolo ha aggiunto un rilievo che a Roma nessuno ha voluto raccogliere: dal 2022 l’Italia non rispetta il regolamento di Dublino, cioè sospende di fatto la riammissione dei richiedenti asilo che altri Stati membri le rinviano.
Qui la questione non è più di proporzionalità ma di credibilità. Per quattro anni l’Italia ha spiegato ai partner europei che le regole comuni sull’asilo erano inapplicabili, ingiuste, scritte contro di lei. Nell’agosto del 2026 la stessa Italia scopre la sacralità dei trattati e la invoca contro il Paese che, in tutta l’Unione, ha gestito nelle ultime settimane la pressione migratoria più violenta. Non si può pretendere l’applicazione letterale del diritto europeo la mattina e la sua sospensione unilaterale la sera.
Perché Madrid, su questo terreno, ha ragione
Sia chiaro un punto, perché non intendo trasformare una critica a Roma in un’assoluzione della Spagna: il modo in cui settantatremila persone sono state rispedite in Marocco in pochi giorni solleva questioni gravi sui respingimenti sommari, e la giurisprudenza europea sulle devoluciones en caliente esiste da anni. Su Ceuta, Madrid ha molto da spiegare.
Ma sul terreno specifico della crisi Schengen Italia Spagna la posizione di Madrid è ineccepibile. La misura italiana è stata definita senza precedenti nella storia recente, adottata senza preavviso, unilateralmente e con argomentazioni pretestuose, incompatibili con il Codice frontiere e con i fatti. Madrid ha prima chiesto la revoca, poi annunciato una risposta proporzionata, poi l’ha applicata: reciprocità, non rappresaglia. È la sequenza che il diritto internazionale prevede quando un partner viola un impegno comune.
Il boomerang: chi ha più da perdere dai controlli interni
C’è un aspetto che il governo italiano sembra non aver calcolato, e che i suoi elettori pagheranno prima di lui. Il provvedimento spagnolo colpisce chiunque arrivi dall’Italia nel mese di massimo afflusso di turisti italiani verso la penisola iberica. Migliaia di famiglie in coda ai gate, incertezza giuridica in piena stagione, e — dal 3 agosto — la carta d’identità cartacea che non vale più per l’espatrio.
Ma il danno vero è più lungo. L’Italia è il Paese europeo più esposto ai movimenti secondari: la sua posizione negoziale a Bruxelles si è retta per anni sull’argomento che i controlli alle frontiere interne sono illegittimi. Roma ha appena costruito, con le proprie mani, il precedente che Francia, Austria, Germania e Slovenia potranno citare la prossima volta che decideranno di chiudere un valico contro l’Italia. Nessun ministro potrà più definirlo inaccettabile: lo ha inaugurato l’Italia, ad agosto, per motivi che non ha saputo spiegare due volte di seguito nello stesso modo.
L’interlocutore che nessuno a Roma nomina
Resta la domanda che rende questa crisi Schengen Italia Spagna quasi comica, se non ci fossero decine di morti sul fondo dello Stretto. Chi ha allentato i controlli alla frontiera nord del Marocco il 30 luglio? Chi ha lasciato formare una colonna umana di cinque chilometri a Castillejos in pieno giorno, davanti a una gendarmeria che quel litorale presidia da vent’anni?
La risposta è a Rabat. E Rabat, nelle note di Palazzo Chigi, non compare. Si è deciso di sospendere Schengen contro Madrid — un partner fondatore, un alleato, un Paese che di quella crisi è stato il bersaglio e non l’autore — evitando accuratamente di alzare la voce con il governo che ha effettivamente aperto il rubinetto. Perché con Rabat ci sono accordi sull’energia, sulla pesca, sui rimpatri e sul gas. Con Madrid, invece, c’è solo un avversario politico comodo e un ciclo di notizie da riempire a metà agosto.
Questo è il punto, e non c’è portavoce che possa scioglierlo: ottanta corpi recuperati sulle coste dello Stretto sono diventati il pretesto di una misura che non protegge nessun italiano da nessuna minaccia, che danneggia i viaggiatori italiani, che indebolisce la posizione dell’Italia a Bruxelles e che lascia intatta la responsabilità di chi quei ragazzi ha mandato in acqua.
Dei morti di Ceuta risponderà il Marocco, e ne ho scritto in questa lettera aperta a Mohammed VI. Della prima frattura di Schengen fra due Paesi fondatori risponde il governo italiano. Sono due processi diversi, con due imputati diversi, e nessuno dei due può essere usato per archiviare l’altro.
Mohamed Bourbiza
Giornalista dal 1998, direttore di Euro News Agency
Ripristino dei controlli italiani dal 1° agosto 2026: Ministero dell’Interno italiano, Il Post, Il Fatto Quotidiano, Sky TG24. Dichiarazioni di Palazzo Chigi e del ministro Piantedosi: Il Sole 24 Ore, Quotidiano Nazionale. Posizione spagnola e rilievo sul regolamento di Dublino: governo spagnolo via Il Sole 24 Ore e Quotidiano Nazionale. Controlli spagnoli dall’8 agosto al 7 settembre 2026: Ministero dell’Interno spagnolo, El País, Leggo, Europa Today. Cifre su attraversamenti e rientri di Ceuta del 30-31 luglio 2026: Ministero dell’Interno spagnolo e agenzia Efe. Questo articolo è un intervento di opinione firmato.
Fonti verificate2
- Codice frontiere Schengen — eur-lex.europa.eu
- regolamento di Dublino — eur-lex.europa.eu
Ultimo accesso alle fonti: 02 Novembre 2026
