Kim Jong-un è entrato in Cina senza preavviso, attraversando il nuovo ponte sul fiume Yalu. È il suo primo viaggio oltre confine da oltre un anno e arriva a meno di un mese dal vertice APEC di Shenzhen, dove è atteso Donald Trump.
La visita è stata confermata sabato 24 ottobre dal ministero dell’Unificazione sudcoreano, secondo The Korea Herald. Il leader nordcoreano è arrivato a Dandong, la città di confine che è la principale porta commerciale della Cina verso la Corea del Nord. Secondo l’agenzia cinese Xinhua, ripresa da Yonhap, Kim ha incontrato Wang Huning, membro del Comitato permanente del Politburo e presidente della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, numero quattro nella gerarchia del Partito comunista. Nelle prime ore fonti di Seul avevano indicato il premier Li Qiang. Xi Jinping non c’era.
Kim Jong-un in Cina: cosa sappiamo della visita
Il governo sudcoreano ritiene che Kim abbia viaggiato in treno da Pyongyang fino a Sinuiju, sul lato nordcoreano del fiume, e che poi abbia attraversato il ponte in auto. Lo riporta il quotidiano Kyunghyang Shinmun.
Kim e Wang hanno visitato una fabbrica di automobili di Dandong e un memoriale della guerra di Corea, dove hanno reso omaggio ai soldati cinesi caduti. Secondo Xinhua, Kim ha ringraziato la Cina per aver sostenuto «a lungo» la causa socialista nordcoreana e ha auspicato più «cooperazione pratica» tra i due Paesi. Wang ha detto di sperare che il nuovo ponte faccia crescere scambi e commercio. Poi Kim è rientrato in Corea del Nord, accompagnato da Wang fino al ponte. Una visita di un solo giorno, come aveva previsto l’intelligence sudcoreana.
Il calendario non è casuale. Domenica 25 ottobre cade il 76° anniversario dell’ingresso della Cina nella guerra di Corea del 1950-53. È la sesta visita di Kim in Cina dal 2011. L’ultima risale a settembre 2025, per la parata militare di Pechino. Xi era poi andato a Pyongyang a giugno di quest’anno.
Il ponte da 3 chilometri rimasto chiuso per dodici anni
Il New Yalu River Bridge è lungo 3.026 metri e ha quattro corsie. Fu completato nel 2014 con circa 310 milioni di dollari di investimenti cinesi, secondo Yonhap. È rimasto inutilizzato per oltre un decennio perché dal lato nordcoreano mancavano strade e dogana. L’apertura ufficiale è arrivata il 15 ottobre. Nove giorni dopo, Kim lo ha usato come passerella politica.
Il ponte è pensato per traffico continuo nei due sensi, anche container e mezzi pesanti, e secondo l’analista Lu Chao, sentito da Reuters, farà crescere il commercio.
L’APEC di Shenzhen e la carta Trump
Il vertice APEC si terrà a Shenzhen il 18 e 19 novembre e Trump dovrebbe parteciparvi. Il presidente americano ha detto più volte di voler incontrare Kim. Pyongyang finora non ha risposto. Secondo AP, a settembre i servizi sudcoreani hanno detto ai parlamentari di stimare al 50% la probabilità di un faccia a faccia a margine del vertice.
Il precedente pesa. Tra il 2018 e il 2019 Kim andò in Cina quattro volte, sempre prima o dopo i vertici con Trump a Singapore e Hanoi. Per Cho Han-bum, dell’Istituto coreano per l’unificazione nazionale, il viaggio di oggi potrebbe servire proprio a un coordinamento preventivo con Pechino.
Restano punti aperti. Pechino ha confermato l’incontro tramite Xinhua, ma non ha reso noti accordi concreti su commercio o investimenti. E non c’è alcun segnale concreto che Kim abbia accettato di vedere Trump.
Dietro la notizia: Pechino si riprende il ruolo di regista
Il dato politico è chi ha ricevuto Kim. Non Xi, ma Wang Huning: numero quattro del Partito, peso politico altissimo, nessuna responsabilità di governo. E non a Pechino, ma in una città di frontiera. La Cina offre a Kim una vetrina senza impegnare il suo leader, e si tiene la mossa più grossa per novembre, quando sarà padrona di casa all’APEC.
Dal 2022 Kim ha spostato il baricentro verso Mosca, mandando migliaia di soldati e armi per la guerra in Ucraina. Questo viaggio dice che Pechino non intende lasciare a Putin l’esclusiva su Pyongyang. Se un incontro Trump-Kim ci sarà, passerà dalla Cina.
Per l’Italia e l’Europa il punto è doppio. Le truppe e le armi nordcoreane sono parte del conflitto ucraino, che ci riguarda direttamente. E un eventuale accordo tra Washington e Pyongyang verrebbe scritto senza Bruxelles al tavolo, con Seul e Tokyo a fare da spettatori preoccupati. Il ponte, poi, ha un effetto che nessuno dichiara: più traffico di camion e container significa controlli sulle sanzioni ONU affidati quasi solo alla volontà della dogana cinese.
La domanda vera è cosa chiederà Kim in cambio di un sì a Trump. Pyongyang pretende che Washington abbandoni la richiesta di denuclearizzazione. Su questo, al momento, nessuno ha cambiato posizione.
Ne avevamo scritto nell’edizione del 15 ottobre sull’apertura del ponte tra Cina e Corea del Nord.