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Meloni e Salvini, tre anni di promesse infrante: l’Italia che ci avevano venduto non esiste

Accise, blocco navale, pensioni, flat tax, asili nido: cinque promesse precise, cinque tradimenti. L'opinione di Mohamed Bourbiza, giornalista in Italia dal 1998.

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DiMohamed Bourbiza
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Giorgia Meloni e Matteo Salvini in una miniatura sulle promesse di governo non mantenute
Giorgia Meloni e Matteo Salvini in una miniatura sulle promesse di governo non mantenute

Opinione · Politica italiana

Vivo in Italia dal 1998. Ho visto governi cadere, promesse svanire, italiani delusi e poi di nuovo convinti. Sono giornalista da ventotto anni, ho coperto crisi politiche in quattro continenti. Ma raramente ho assistito a una distanza così brutale tra le parole della campagna elettorale e la realtà del governo. Quello che segue non è un attacco ideologico. Sono fatti, confrontati con le promesse. E i fatti, come si sa, non cambiano bandiera.

In sintesi

  • L’articolo confronta cinque promesse politiche centrali: accise sui carburanti, blocco navale, pensioni, flat tax e asili nido.
  • La tesi dell’autore è che tra gli impegni annunciati in campagna elettorale e le misure poi adottate al governo esista una distanza sostanziale.
  • Sulle pensioni, Quota 41 per tutti non è stata introdotta e la Legge Fornero resta il riferimento strutturale del sistema.
  • Sulla fiscalità, la flat tax non è stata estesa alla generalità dei lavoratori dipendenti; il regime agevolato resta concentrato sulle partite IVA entro i limiti previsti.
  • È un articolo di opinione: valutazioni e giudizi politici sono dell’autore, mentre promesse e misure vengono presentate come elementi da confrontare.

Ho vissuto tutto dall’interno

Sono arrivato in Italia nel 1998, con una valigia e una laurea in Scienze Politiche all’Università di Baghdad. Ho attraversato questo Paese in lungo e in largo, come giornalista prima e come direttore di un’agenzia di stampa poi. Ho visto Berlusconi promettere il miracolo economico. Ho visto Prodi cadere sulle pensioni. Ho visto Renzi giurare sulla rottamazione e ritrovarsi rottamato. Ho visto Conte invocare il reddito di cittadinanza come risposta a tutto.

Ma quello che ho vissuto con il governo Meloni-Salvini ha qualcosa di diverso rispetto ai consueti inganni della politica italiana. Qui non parliamo di promesse vaghe, di slogan interpretabili, di intenzioni mal comunicate. Parliamo di impegni precisi, pronunciati in campagna elettorale davanti a milioni di persone, scritti nei programmi, urlati sui palchi. Impegni che, una volta al governo, si sono rivelati impossibili, falsi, o semplicemente abbandonati senza la decenza di una spiegazione pubblica.

L’Italia che ci avevano venduto nel settembre 2022 non esiste. E chi vive qui, come me, lo sente ogni giorno.

Accise: alla pompa non è cambiato nulla

Era forse la promessa più concreta, quella più facile da verificare. Meloni e Salvini avevano promesso a chiare lettere l’abolizione strutturale delle accise sui carburanti, quelle che l’Italia accumula dalla guerra d’Etiopia del 1935, dal disastro del Vajont, dal terremoto del Belice — tasse di emergenza che nessun governo ha mai avuto il coraggio di togliere davvero. Il governo precedente aveva applicato uno sconto temporaneo. Quello nuovo lo ha lasciato scadere senza rinnovarlo.

Risultato: alla pompa si paga come prima, o peggio. Chi guida per lavoro — artigiani, camionisti, partite IVA del Sud — ha visto i costi di esercizio crescere, non calare. Il taglio delle accise non è mai arrivato. Non c’è stato nemmeno un provvedimento serio che andasse in quella direzione. Semplicemente, la promessa è sparita dai discorsi pubblici, come se non fosse mai stata fatta.

Promessa vs. Realtà — Accise

Cosa promisero
Abolizione o taglio strutturale delle accise sui carburanti per tutti gli italiani.
Cosa fecero
Lasciarono scadere lo sconto temporaneo del governo precedente. Nessun taglio strutturale. Prezzi invariati o in aumento.

Blocco navale: una promessa da palcoscenico

Ricordo esattamente dove mi trovavo quando Giorgia Meloni lo annunciò dal palco di piazza del Popolo: «Faremo un blocco navale per fermare i barconi.» Era una frase potente, visiva, capace di comunicare forza e determinazione. Era anche, tecnicamente, impossibile da attuare — e qualsiasi esperto di diritto internazionale marittimo lo sapeva già in quel momento.

Eppure quella promessa ha vinto elezioni. Ha convinto milioni di italiani esasperati dagli sbarchi che finalmente qualcuno avrebbe fatto qualcosa di radicale. Da giornalista che conosce il Mediterraneo e i Paesi del Maghreb, sapevo che un blocco navale in acque internazionali viola convenzioni che l’Italia ha firmato e non può unilateralmente ignorare. Non è una questione politica: è diritto.

Il governo è arrivato al potere, e il blocco navale non è mai comparso nemmeno come proposta formale. Al suo posto: accordi bilaterali con la Tunisia, con l’Egitto, con la Libia. Centri di detenzione in Albania — quella stessa Albania che Salvini aveva evocato come esempio di paesi da cui bisognava difendersi. E i migranti? Continuano ad arrivare. Nel 2023 gli sbarchi hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi anni. Il blocco navale era una promessa da palcoscenico, e lo sapevano anche loro.

Promessa vs. Realtà — Migrazione

Cosa promisero
Blocco navale nel Mediterraneo per fermare fisicamente le partenze di migranti.
Cosa fecero
Accordi con Paesi terzi, centri in Albania, e sbarchi 2023 ai massimi degli ultimi anni. Il blocco non è mai stato nemmeno proposto formalmente.

Pensioni: Quota 41 non esiste, gli italiani aspettano ancora

Matteo Salvini ha costruito una parte consistente della sua carriera politica sulla battaglia contro la Legge Fornero. «Questa legge è una vergogna», lo ha detto mille volte. «La aboliremo il primo giorno.» Quota 41 — pensione per chiunque abbia quarantuno anni di contributi, indipendentemente dall’età — era la proposta concreta, quella con il nome e il numero, quella che si poteva spiegare in dieci secondi a un operaio di cinquantasette anni con le ossa consumate.

Arrivati al governo, hanno scoperto — o fingono di aver scoperto — che quella misura costerebbe decine di miliardi. Come se i conti pubblici fossero stati un segreto fino al giorno dell’insediamento. Risultato: Quota 103, introdotta in via temporanea, con penalizzazioni sull’assegno, con paletti che la rendono poco conveniente per molti lavoratori. La Legge Fornero è ancora lì. Gli italiani che hanno iniziato a lavorare a sedici anni e vorrebbero smettere a cinquantasette continuano ad aspettare.

Questo è il tradimento più crudele, perché colpisce persone reali: lavoratori manuali, operai, muratori, badanti, che avevano creduto a quella promessa e avevano costruito i propri piani di vita su di essa.

Promessa vs. Realtà — Pensioni

Cosa promisero
Superamento totale della Legge Fornero. Quota 41 per tutti con 41 anni di contributi, senza limiti di età.
Cosa fecero
Quota 103, temporanea, con penalizzazioni. La Legge Fornero è ancora in vigore. Quota 41 non esiste.

Flat tax: i dipendenti ignorati

La tassa piatta al 15% per tutti era uno dei pilastri del programma di Salvini fin dal 2018. Un’idea semplice, facile da capire, apparentemente equa: tutti pagano la stessa percentuale, il fisco si semplifica, l’evasione cala perché conviene pagare. Sulla carta aveva una sua coerenza. Nella realtà, applicarla a tutti sarebbe costata allo Stato decine di miliardi che non ci sono.

Risultato: la flat tax è rimasta esattamente dove era prima che arrivassero loro — limitata ai lavoratori autonomi e alle partite IVA fino a 85.000 euro di fatturato. Nessuna estensione ai lavoratori dipendenti, nessuna riforma strutturale del sistema fiscale. Il dipendente che guadagna 30.000 euro all’anno continua a pagare aliquote ben superiori al 15%. Il professionista con partita IVA che guadagna 80.000 euro paga il 15%.

È difficile immaginare una misura più iniqua: premia chi ha già un regime agevolato e non fa nulla per la maggioranza silenziosa dei lavoratori dipendenti che aspettava da anni un alleggerimento fiscale vero. Questa non è una dimenticanza: è una scelta politica precisa, fatta a favore di una categoria e contro un’altra, travestita da promessa universale.

Promessa vs. Realtà — Flat Tax

Cosa promisero
Flat tax al 15% estesa a tutti, compresi i lavoratori dipendenti.
Cosa fecero
Confermata solo per partite IVA fino a 85.000 euro. I dipendenti non hanno visto nulla. Il sistema fiscale è rimasto invariato.

Asili nido: promessa tradita

Quella degli asili nido è forse la promessa che fa più male, perché riguarda il futuro — i bambini, le famiglie giovani, le donne che vogliono tornare a lavorare dopo la maternità. Meloni aveva promesso la gratuità totale degli asili nido per tutte le famiglie italiane. Un segnale di civiltà, di investimento sulla natalità, di sostegno concreto a chi fa figli in un Paese che ne fa sempre meno.

Quello che è stato approvato è invece un sistema vincolato all’ISEE e alla presenza di più figli: in sostanza, una misura selettiva che esclude larga parte delle famiglie che avevano sentito quella promessa e ci avevano creduto. Chi ha un reddito medio, un figlio solo, o vive in una città con lista d’attesa lunghissima per i posti pubblici, non ha visto nessun cambiamento reale.

Il paradosso è che l’Italia è uno dei Paesi europei con la copertura di asili nido più bassa, e che la mancanza di servizi per la prima infanzia è uno dei motivi principali per cui le donne italiane rinunciano al lavoro. Una promessa seria su questo fronte avrebbe potuto cambiare qualcosa. Quella fatta dal palco è rimasta a metà, e le famiglie lo sanno.

Promessa vs. Realtà — Asili nido

Cosa promisero
Asili nido gratuiti per tutte le famiglie italiane, senza distinzione.
Cosa fecero
Misura limitata a redditi bassi e famiglie numerose. Esclusa la maggioranza delle famiglie con reddito medio e figlio unico.

L’Italia va peggio: qualcuno deve dirlo

Ho scelto di scrivere questo pezzo perché in Italia c’è un problema di memoria pubblica. Le promesse vengono fatte, non vengono mantenute, e nessuno chiede conto. I giornali passano alla notizia successiva. I politici cambiano argomento. E gli italiani, esausti, finiscono per pensare che sia normale — che vada sempre così, che non ci sia alternativa.

Ma io vengo da fuori. Ho vissuto abbastanza per sapere che non deve andare così. Ho seguito abbastanza campagne elettorali nel mondo per riconoscere la differenza tra un programma ambizioso e una truffa organizzata. Quello che Meloni e Salvini hanno fatto in campagna elettorale appartiene alla seconda categoria: hanno promesso misure precise, con nomi e numeri, sapendo — o dovendo sapere — che non avrebbero potuto mantenerle.

Nel frattempo, l’Italia che vivo ogni giorno non è migliorata. Il potere d’acquisto delle famiglie è calato. Il costo della vita è aumentato. I giovani continuano ad andarsene. Le liste d’attesa nella sanità pubblica si sono allungate. Il divario tra Nord e Sud non si è ridotto. Questi non sono giudizi politici: sono dati misurabili, rilevati da Istat, da Eurostat, dagli istituti di ricerca indipendenti.

Il quadro in sintesi

  • Accise carburanti: promesse abolite, non toccat nemmeno. Chi guida per lavoro paga come prima.
  • Blocco navale: mai proposto formalmente. Gli sbarchi nel 2023 hanno toccato livelli record.
  • Pensioni: Legge Fornero in vigore. Quota 41 non esiste. Quota 103 è una pezza temporanea con penalizzazioni.
  • Flat tax: rimasta solo per le partite IVA. I dipendenti sono stati ignorati.
  • Asili nido: gratuità selettiva, vincolata all’ISEE. La promessa era per tutti.

C’è una cosa che i cittadini meritano sempre, a prescindere dall’orientamento politico: la verità. E la verità è che questo governo ha preso voti su impegni che non poteva o non voleva mantenere. Da giornalista che vive in Italia da ventotto anni, che ha pagato le tasse in questo Paese, che ha visto i prezzi salire al supermercato e le liste d’attesa crescere negli ospedali, sento il dovere di dirlo. Senza paura di chi mi accuserà di faziosità. I fatti sono i fatti — e per una volta, parlano da soli.

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